alcuni aneddoti dal futuro degli altri

alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 03.09.13

aciribiceci, “L’egoismo umile dello scarso: Jovanotti spiegato a chi non gli piace”: Però Jovanotti col tempo è diventato una figura pubblica, di quelle condivise anche da chi non lo ascolta: è entrato nell’immaginario, e in serate come quelle di ieri è un argomento di conversazione. Ha cioè qualcosa che fa da richiamo, che attira le discussioni, per tutti. E forse è questo suo inesauribile vitalismo: puoi anche considerarlo posticcio, una maschera per vendere dischi e biglietti dei concerti, ma ci devi fare i conti, perché in pratica ti costringe a dirne qualcosa, specie se anche tu sei sui quaranta e lo vedi là, che ancora salta come a sedici.

civati, “Il cielo stellato sopra di me”: In quel pianeta vivono abitanti che diffidano degli attuali dirigenti del Pd (li considerano marziani) e non intendono fare più sconti a nessuno. Non credono agli atteggiamenti saturnini di chi vorrebbe tornare malinconicamente a quello che c’era prima, non si fidano dei satelliti dei pianeti più grossi che intendono aggirarsi per sempre intorno alle posizioni consolidate, non pensano che orbite troppo lontane e distanti tra loro possano convergere.

bastonate, “STRATEGIA DELLA TENSIONE EVOLUTIVA #2 – Jovanotti intervistato da Gramellini”: Nell’intervista di Gramellini a Jovanotti pubblicata ieri sulLa Stampa non c’è solo l’appassionato ritratto di una delle maschere più tragicomiche della cultura pop italiana, ma anche la fredda cronaca della risurrezione di un sistema di valori che a dispetto di tutti i nostri peraltro modesti sforzi (due tweet al giorno) di arginarlo alla sfera di influenza di un sistema morale dove il danno è già stato fatto (la solita trimurti Saviano/Fazio/Gramellini, niente di personale e massimo rispetto ma gli unici con una fanbase meno scopabile della vostra sono Geova e Casaleggio).

Gad Lerner, “Il Jovanotti dimezzato di Raiuno e lo smottamento della cultura pop”: “In questa notte fantastica” veniva annunciato da una martellante campagna promozionale come il primo evento televisivo della nuova stagione. Ma ieri sera l’innaturale proposta di Lorenzo Jovanotti su Raiuno ha dato luogo a una sfasatura estetica, conseguendo un risultato d’ascolto del 13,8%, con meno di 3 milioni di telespettatori: la metà del previsto, a essere generosi.

nessuno dice libera, “Come in un telefilm”: E, se proprio lo volete sapere, non esiste il paramedico che irrompe in Pronto Soccorso dichiarando:”Maschio, bianco, razza caucasica, trauma toracico con sospetto volet costale, trauma ad alta cinetica.” Di solito c’è un barelliere, sfatto di stanchezza, che spinge la barella gridando al centro del corridoio:”Questo dove lo mettiamo? Avete chiamato chirurgo e rianimatore? Dai, veloce, che ci lascia le piume!”.

piovono rane, “Rottamare o collezionare rottami?”: Dario Franceschini è uno che sa cogliere bene il tempo e forse anche per questo adesso si è schierato, con tutta la sua corrente ex democristiana, in appoggio a Matteo Renzi. Del resto Franceschini ha sicuramente dimostrato di saper cogliere il tempo almeno dal febbraio del 2009, quando è stato appunto eletto segretario del Pd al posto di Veltroni.

wired, “10 cose da sapere su The wind rises, l’ultimo film di Miyazaki”: Aerei, vento, pacifismo e prati in fiore, c’è un nuovo film di Hayao Miyazaki in circolazione, e non delude. Lontano dalle pigrizie dell’ultimo Ponyo, il decimo film del maestro giapponese è un lavoro inedito, impegnativo, lungo, largo e potente, un film-fiume epico ambientato nel Giappone degli anni ‘30. Uscito in sala al momento solo in patria (dove ha fracassato il boxoffice) The wind rises l’abbiamo visto in questi giorni alla Mostra del cinema di Venezia, dove ha la sua premiere internazionale (Miyazaki tuttavia non c’è perché, come si sa, non esce quasi mai dal suo paese).

citarsi addosso, “mi ricordi molto Carver, ma con meno capelli”: C’è Raymond Carver al tavolo a fianco. Ha posato il cappello sul tavolo e ha ordinato torta di mele e un caffè. Non mi guarda, l’orologio sulla parete segna le nove, ma io sto per svegliarmi e so che sono le sei. Poi nei racconti brevi il tempo vola.

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