quattro stagioni (rossa)

quelle farfalle nello stomaco che poi cresci e diventano falene

Arriva poi finalmente quel giorno in cui il nostro passato, mi riferisco a quello personale, quello che sta dietro a ciascuno di noi che basta voltarsi ed è ancora lì che ti ride dietro, non ha più nessun valore identificativo nella nostra vita. Così non siamo più riconosciuti da terzi perché una volta ci siamo scontrati in bici con un amico mentre giocavamo e a lui gli si è rotta la gamba ed era colpa nostra, oppure ci siamo messi a piangere già grandicelli perché scavalcando i cancelli di un campetto da calcio quello prima di noi scendendo dall’altra parte ha posato il piede sullo stesso appiglio in cui eravamo aggrappati con una mano, o volevamo fare gli splendidi con una che ci piaceva parlandole di schiena per poi scoprire, voltandosi, che era la sua migliore amica con lo stesso taglio di capelli e che come prima cosa sarebbe andata a spifferarle la nostra figura di merda, o ancora perché all’esame di latino due siamo stati cacciati dalla futura relatrice della tesi di laurea perché ci siamo presentati con metà programma svolto, sperando nella buona sorte per superare la prova impuniti.

Arriva quel giorno e tutto questo viene spazzato via da una forza che non saprei dire se è il presente con tutto quello che stiamo mettendo sul fuoco o se è già il futuro che comunque sappiamo già che si concluderà e non c’è via di scampo, e quando ci pensate vi si riempie il torace di incognite che fanno sussultare il cuore. In questo nuovo continente in cui ci troviamo comunque appena sbarcati i nativi ci osservano e trovano le cose che sappiamo fare e ascoltano le cose che diciamo e non c’è nessuna domanda che ci possa mettere in difficoltà. Si sta davvero bene, è questo il vero Eldorado della nostra esistenza.

Ma chissà. Perché, se avete mai provato quelle gallerie dell’orrore al Luna Park che non spaventano nemmeno più i bambini della scuola primaria, dato che ci sono genitori che li crescono a Twilight, per dire, ecco se avete provato quei divertimenti da baraccone lì saprete quanto il vero rischio non stia nel buio che non è buio, nelle finte braccia di gomma che ti toccano e capisci che sono finte braccia di gomma, nella cascata che pochi centimetri prima del tuo passaggio si spegne e non ti cade nemmeno una goccia sul k-way. Il rischio è insito nella struttura in sé, in quell’ammasso di lamiere colorate e adorne di stereotipi della letteratura dello spavento che non si capisce bene come fanno a smontarla e montarla nella città successiva, mentre siamo costretti in quella specie di trabiccoli sottodimensionati che corrono sui binari e traballano peggio dei calcinculo sui quali non vogliamo salire nemmeno se ci pagano il biglietto perché abbiamo le vertigini e siamo pieni di zucchero filato. Dentro la galleria degli orrori c’è solo da sperare che non succeda nulla, magari il proprietario non è nemmeno assicurato, uno cade e si spatascia sulla terra battuta di quel posto dimenticato da dio e dall’assessorato alla cultura che ancora permette che grandi e piccini partecipino a questa convenzione del divertimento in cui non si diverte più nessuno, figurati a provare i brividi del terrore. Voglio dire, se siete stati lì dentro almeno una volta converrete con me che non c’è nulla che ci sottragga all’essere in balìa. Non è la vita in sé, ché quella bene o male ha ancora dei margini di controllo. Ma c’è tutto il resto che facciamo finta che non esista e, quando ci pensiamo, ci rammarichiamo perché qualcuno ha pure pagato per noi per farci trovare in quella situazione. Poi il giro finisce, nessuno lo vuole ripetere ed è una fortuna avere qualcuno che ci raccoglie e che dice che basta, le corse costano troppo, e poi si deve tornare a casa che fa già buio.

9 pensieri su “quelle farfalle nello stomaco che poi cresci e diventano falene

  1. E’ anche una fortuna leggere post come questi, non so come tu faccia a interpretare situazioni così universali nelle quali ognuno di noi può vedere un pezzo della propria vita.
    C’ero anch’io dentro la galleria degli orrori.
    Grande Plus!

  2. non riesco a credere che il mio passato non mi identifichi. in fondo sono la stessa rompiballe di quarant’anni fa! e la tua riflessione su ” questa vita questa vita bagascia ” è davvero molto bella

  3. poi ti stufi però del fardello delle esperienze passate che talvolta condiziona ancora le scelte del presente. Comunque bagascia mica l’ho scritto 🙂

  4. la citazione è presa da ” l’ultima donna “. una canzone che amo e che ben s’adatta ai vecchietti, categoria alla quale mi pregio di appartenere! 😀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.