quattro stagioni (rossa)

che ti venga un colpo

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A volte non vediamo una via d’uscita e l’alternativa tra una vista sulla copertina di un pamphlet in cui campeggia il nome dell’autore che è Giordano Bruno Guerri e il dialogo tra due persone che parlano di rapporto qualità prezzo di ristoranti con il valore aggiunto delle foto mostrate grazie allo smartcoso dei piatti presi, alla fine si riduce all’ascolto forzato di musica con le cuffiette oltre la soglia di volume che rientra nelle tue responsabilità dopoché il riproduttore ti ha avvertito che è pericoloso. Il tutto sulla base del frastuono di un finestrino aperto – dimenticavo di ricordare che in simili frangenti ci si trova facilmente a bordo di un mezzo pubblico – che attraversa una galleria. Poi d’improvviso tutto tace perché è finita l’ora di punta, che detta così può sembrare un’arguta metafora della vita ovvero del momento in cui scendono tutti e ti ritrovi solo, così pensi che isolarsi non è più necessario. Anzi vorresti fare conversazione ma è troppo tardi e la beffa consiste nell’assordante quanto insanabile ronzio congenito nelle tue orecchie che è solo il più evidente tra tutti gli acciacchi che fanno presto a manifestare la loro presenza. L’indolenzimento delle dita quando sollevi il tomo dei “Pilastri della terra” che i più interpretano come oscuro presagio di artrosi (l’indolenzimento, non il crostone letterario). Il fastidio intercostale che ti impedisce la riconquista della posizione eretta in tempi accettabili rispetto alla media, che occulti fingendo improbabili necessità di procedere chino per evitare gli scontri tra la tua testa in piena canizie e le cappelliere sovrastanti. La camminata con i piedi a vu (quello che i più chiamano “incedere a papera”) dovuta al senso di intorpidimento muscolare da attività fisica oramai inadatta all’età. Da ciò scaturisce una preview di numerosi e lugubri accadimenti uno dei quali – che generalmente non si può scegliere a meno di una forte propensione individuale all’autodistruzione – dicevo uno dei quali è quello che ci toglierà di scena. Per questo stiamo all’erta, ché ogni vago incognito segnale lanciato dal nostro organismo potrebbe essere davvero l’ultimo e se siamo fortunati si tratterà di un colpo secco, oppure solo l’inizio di un’escalation di dolore che oddio che mi sta succedendo portatemi al pronto soccorso. Ecco, siamo stati una stagione intera a cantare che “we’re up all night to get lucky” e non è che ci ha portato sfiga se poi ci sentiamo male proprio stamattina?

12 pensieri su “che ti venga un colpo

  1. In ogni caso non se ne può più di questi che parlano di ristoranti e ti fanno vedere le foto dei piatti che hanno “degustato”. E ancora peggio quando vai a casa loro e ti servono e guarniscono i piatti come se fossero loro, un ristorante. O forse è solo che anche l’aumentare del numero di cose di cui “non se ne può più” è un segnale molto forte del fatto che si invecchia. E allora è fatta, il passo successivo è darsi ossessivamente alla mezza maratona.

  2. Nel vano tentativo di raddrizzarmi la schiena mi sono data al pilates. Dopo la seconda lezione mi meraviglio di riuscire a fare esercizio, ma quando è ora di allacciarmi le scarpe mi contorco dal dolore e sembro una foca monaca spiaggiata

  3. Ecco lo sapevo che avrei fatto subito una gaffe. Ma la mezza va benissimo, in realtà. È solo che è diventata ragione di vita e motivo di illuminazione mistica per quelli intorno ai 45/50, che fino a ieri si sfondavano di Pringles al gusto di cipolla e panna acida sul divano, e poi di colpo vengono folgorati dall’idea di corsa come rinascita fisica e metafisica, depurazione del corpo e della mente, con un pizzico di Murakami. E di colpo non parlano d’altro. Non fanno. Se non vai oltre i 12 km, significa che ancora sei gggiovane. Vedrai che col tempo migliori.

  4. cara pendolante, mia sodale! ” quando è ora di allacciarmi le scarpe mi contorco dal dolore e sembro una foca monaca spiaggiata ” eh, dillo a me! 😀

  5. Il pilates mi è stato consigliato per risolvere i miei problemi di schiena, ma non fa per me. Nelle attività in cui devo mantenere una posizione ferma sono una frana, perché perdo l’equilibrio e appunto frano giù. Però tutti mi dicono che sia miracoloso.

  6. Sì, mi riconosco in questo tuo quadro intorno ai 45/50, tolgo però le Pringles – che acquisto solo se in offerta, e raramente sono sotto costo – e le sostituisco con taralli e birra. Metti anche Paul Auster al posto di Murakami e il quadro è perfetto. Comunque quella della corsa poi diventa una dipendenza, saranno quelle cose che si sprigionano con il moto che non ricordo come si chiamano ma il cui nome finisce in -ine.

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