quattro stagioni (rossa)

qualcosa di bello

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Ieri mattina avevo proprio voglia di qualcosa di bello, solo che ero stufo di dovermi scavare dentro per trovarlo. A volere intensamente che accada una cosa si hanno le stesse possibilità di successo che tentare di piegare forchette con la forza della mente, lo sapete meglio di me, ma malgrado ciò ho pensato che cosa formidabile può essere, con questo stato d’animo, se qualcuno ti ferma per darti una buona notizia. Magari una persona che non ti aspetti che ti si rivolge con questo intento proprio in un lunedì mattina quando siamo tutti cupi, lottiamo per la sopravvivenza, ci fanno male le scarpe nuove che abbiamo comprato durante il weekend o semplicemente piove e l’ombrello è rimasto nell’altra borsa.

E nel mio caso mi sono immaginato di entrare in ufficio e di sentirmi dire qualcosa di eccezionale magari proprio dal mio capo, cosa che poi come è facile desumere non è successa. Il punto è sempre quello. Io come tutti voi – lo spero per voi – non mi posso lamentare di nulla, anzi. Sono fortunato sotto molti punti di vista. Ci sono dei margini di miglioramento, per esempio vorrei non essere proprio così lasciato alla deriva dalla mia famiglia di origine, mi piacerebbe arrivare a toccarmi la punta dei piedi quando eseguo gli esercizi di allungamento in palestra da seduto, mi tornerebbe comodo qualche soldo in più in busta paga, e chi non lo vorrebbe. Ma malgrado davvero non abbia nulla da obiettare, ieri mattina ho passato al setaccio tutti i sedimenti che voi non vedete perché vanno a depositarsi nel vissuto personale altrui, in questo caso il mio, e alla fine quello che ho trovato è qualcosa da scrivere, queste stesse parole, ma proprio non facevano al caso mio.

Ieri mattina, insomma, volevo qualcosa proveniente dall’esterno, qualcosa di fuori dall’ordinario, qualcosa di bello ma di bello davvero. Forse è per questo che poi ieri mattina mia figlia ha vomitato a scuola, ma ha assicurato alla maestra che ce l’avrebbe fatta a resistere fino alla fine delle lezioni. Malgrado ciò, la scuola ci ha avvisato. Io così l’ho chiamata, la maestra, che già mi stupisce il fatto che le maestre in classe rispondano alle telefonate al cellulare. Le ho detto che il lunedì è una giornata impegnativa perché ci sono tante materie importanti e volevo che mia figlia rimanesse in classe a meno di non farcela proprio più, ma la maestra non ha capito, poi forse sono io che al telefono con un’autorità come la maestra di mia figlia mi emoziono e mi mangio le parole, e ha riferito a mia figlia se poteva resistere malgrado stesse male perché sono il papà e la mamma, quelli a essere impegnati. Un equivoco che mi ha talmente spiazzato che non sono stato in grado di recuperare, poi non volevo disturbare troppo la lezione e ho ringraziato e riattaccato. Così ho fatto la figura di quello che vuole sbolognare i bambini alla responsabilità della scuola anche se ero pronto a tornare indietro, andarla a prendere subito e a trascorrere con lei la giornata a casa, che era quello, ho scoperto dopo, quel qualcosa di bello di cui avevo voglia.

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