quattro stagioni (rossa)

se davvero riesci a cambiare il verso avrai il mio voto

Non ci credereste mai, ma siamo stati bambini tutti, una volta, e da qualche parte ci sono pure le prove. Di certo non è un’esperienza che si possa ripetere così spesso, anzi, dicono sia abbastanza unica e so di per certo che ciascuno di noi vorrebbe vivere in senso inverso come quella storiella di fantasia del tizio che nasce incartapecorito e finisce essere monocellulare per annullarsi nel ventre della madre, per tenersi il più buono alla fine come si faceva appunto da piccoli con certi dolci, di cui si mangiava la parte meno sugnosa subito per lasciare creme e ripieni come ultimo ricordo. A furia di dovere prima di piacere, moriremo coiti interrotti.

Il che, applicato a ciò che scrivevo sopra, potrebbe anche significare una sorta di immortalità, quella si che è una figata, altro che l’escatologia pronta all’uso o la fama che, per i trapassati, lascia il tempo che trova – e lascia il tempo tout court – e la propria bronzea effigie alla mercé delle intemperie e dei piccioni. Che bellezza, vero? Finire diluito nella placenta di una giovane e bella genitrice anziché cenere ex-organica mescolata a quella dell’urna, per un miscuglio di cui i nostri eredi non sapranno come sbarazzarsi.

Questo divenire di segno opposto è quello a cui ci appelliamo, manco a dirlo senza essere esauditi, quando pensiamo che le cose non possono che andare alla deriva, non volevo usare il verbo peggiorare perché ultimamente è oltremodo inflazionato. Cioè ci stiamo svegliando sempre più stanchi la mattina, i nostri tempi di reazione si stanno riducendo anche impercettibilmente di qualche centesimo di secondo ogni giorno, facciamo caso agli aspetti fastidiosi delle persone con maggior attenzione come se tutto fosse una congiura con l’obiettivo di sottrarci spazio vitale. E domani più di oggi ci soffermeremo a valutare la quantità di oggetti che non servono più o che qualcuno ha spostato senza chiederci il permesso, per trovare i quali chiederemo alle nostre mogli, ma questo caso vale solo per quelli di sesso maschile.

Si tratta di mutazioni impercettibili ad occhio nudo ma nemmeno con le lenti bifocali per chi, come me, non ha più l’età dalla parte della lettura da vicino. E questa presbiopia è un modo comunque light per vedere tutto nero, diciamo un grigio antracite, perché non ci vogliamo arrendere a quello che sarà e chi ha i giorni contati se ne guarda bene dall’avvertirci. Che poi i giorni contati ce li abbiamo tutti, non è detto che siano pochi ecco.

Il guaio è che i nostri vecchi quando ci chiamano al telefono preferiscono parlare d’altro e fanno di tutto per eludere le domande su come rifarsi una vita iniziando dalla fine. E se biascicano le parole, si esprimono con difficoltà, non arrivano al punto, si perdono, divagano, non trovano il modo, si dimenticano di ciò di cui volevano discutere, è solo un complotto ordito alle nostre spalle che in confronto la CIA e il signoraggio sono i vicini di banco di prima elementare che ti nascondono la merenda. Nessuno ti dice la verità, ed è una cosa che ho sempre in mente ma poi faccio finta di nulla fino a quando, come ora, devo mettere insieme una serie di interventi pubblici di un noto guru del web che da qualche giorno non è più, per un video commemorativo che sarà proiettato nel corso di un evento dedicato del settore della tecnologia che si terrà la prossima settimana, ometto maggiori dettagli tanto è facile capire di chi e cosa parlo.

Siamo cioè apparentemente vegeti e consapevoli di interpretare la realtà e poi quello che diciamo passa in secondo piano, ed è la differita vera e propria tra due dimensioni antitetiche come la vita e il suo contrario che svilisce ogni contenuto a vantaggio della carne, dei muscoli che si muovono, del respiro che ci dev’essere stato tra una parola e l’altra, dell’idea che si è fatta strada dentro di te tanto da indurti a farne partecipe qualcun altro. Non so, io non sono convinto di nulla, ed è già tanto che lo scriva qui.

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