quattro stagioni (rossa)

la uno, la due o la tre

Non vedo altre grandi scelte, per quel che ci riguarda, oltre a quale casa acquistare, per quale lavoro candidarsi, quale persona assicurarsi al proprio fianco per accompagnarsi negli anni a venire. Pensate quindi a questa fase di flessione dell’economia come ci limita. La libertà ne esce fortemente sconfitta se non nella componente affettiva della nostra esistenza, prova ne sono tutte quelle frasi fatte che l’uomo contemporaneo posta su Facebook inerenti la purezza dei sentimenti, l’amore che supera ogni cosa, la famiglia e atri piacevoli incidenti, il tutto accompagnato da illustrazioni aventi i più disparati soggetti faunistici che l’immaginazione comune associa al concetto di tenerezza. Gatti e coniglietti su tutto.

Sul tema del lavoro, invece, la questione si fa spinosa perché di grande attualità e c’è poca ironia con cui condire i contenuti. Ogni tanto sopraggiunge quel desiderio di riscossa fomentato da un impeto di dignità di chi si vede sottovalutato o addirittura inutilizzato, ai margini di un sistema produttivo che è sold out. Forse non c’è abbastanza solidarietà, è un ambito in cui si fa fatica ad accettare di farsi più stretti per far salire tutti o proprio i posti erano limitati e numerati in precedenza? Il discorso potrebbe chiudersi qui, ma se uno vuole andare a fondo è sufficiente sbirciare nei siti in cui vengono pubblicati i redditi altrui, magari di professionisti il cui ruolo è soggetto per legge alla massima trasparenza. Così chi ha cinque o sei box e RAL da 100mila euro l’anno, beh, anche se demagogico si potrebbe scegliere di cominciare a dare una limatina lì.

Resta la casa, anche se qui siamo sempre nel piano delle possibilità economiche, ma sono certo che soffrire la mancanza di un posto indipendente in cui chiudersi e mettersi in mutande debba essere un disagio non da poco. Immaginando la situazione ottimale, tanto sul proprio blog uno poi alla fine scrive quel che vuole, trovare l’ambiente in grado di accoglierci nel migliore dei modi è un passo di una difficoltà inaudita, e lo era anche in tempi non sospetti, prima cioè che ci fossero trasmissioni tv pensate per venire in aiuto della gente comune con quei budget da uno o due milioni di euro, in cui agenti immobiliari anoressiche scarrozzano te e il tuo partner in giro per la città con tanto di architetto di gusto sopraffino.

Probabilmente tutto ciò, e non solo l’appartamento, ha qualcosa a che vedere con il mito della caverna anzi no, perché nella caverna non si vede nulla che è buio. E per affrontare complessità di questo calibro non sono rari i casi di dipendenza da droghe comportamentali. Ci si lascia andare nel torpore dell’inettitudine che però, attenzione, se assunta in modiche quantità non è poi così male. Ma non è facile controllarsi. Il rallentamento delle funzioni principali fino all’immobilità totale ha una parvenza di principio ricostituente ma è illusorio quanto il darsi una tregua e permettersi di chiudere un occhio per un istante. Si dice così no? Chiudo un occhio solo per un secondo, tanto non mi addormento.

4 pensieri su “la uno, la due o la tre

  1. Ma come? Allora, quando dicono “Scegli la libertà!” pubblicizzando una bibita gassata o un’auto che superi i limiti di velocità, ci prendono in giro?

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