quattro stagioni (rossa)

uomini e animali social

Il genere umano era già una merda secoli fa con le fionde, le lance, le catapulte e gli archibugi, probabilmente lo è stato anche a parole oltreché con l’uso della forza fisica. Pensiamo agli ostracismi della Grecia antica, sugli spalti del Colosseo, dentro le mura dei monasteri medioevali, nelle sentenze dell’inquisizione, una volta sbarcato nel nuovo mondo elargendo perline ed epidemie e via così. Insomma, senza ripercorrere anche se solo in versione bignami tutto il divenire delle nostre nefandezze minuto per minuto, che le conoscerete meglio di me che non ricordo una pagina dei tomi studiati nel corso (e anche fuori corso) dei numerosi esami di storia all’università, la tradizione di cattiveria ha radici ben piantate e quindi dovremmo smettere di tirarcela così tanto con il pollice opponibile, la posizione eretta, la democrazia e gli apericena.

Se eravamo delle bestie ai tempi dell’olio bollente contro i saraceni, è facile immaginare la nostra ferocia con armi atomiche, droni, l’ironia, le docu-fiction e Internet. Osservando le immagini di uno dei tanti video dell’undici settembre, per esempio, e tenete conto che sono già passati dodici anni – dodici, diamine – la sensazione della macchina impazzita che si schianta sulla modernità è palese, se consideriamo per un istante l’evento scevro di tutte le connotazioni che ci sono state. Voglio dire, la raffinatezza avanzata che porta al disastro e alla probabile estinzione amplifica le conseguenze nefaste, è ovvio. E il danno che si genera è di tutt’altro livello rispetto a quello a cui poteva aspirare una mente criminale con tratti lombrosiani anche solo cent’anni fa.

Analogamente a materiali che incutono soggezione come l’acciaio killer e tutta quella carpenteria che è implosa dopo lo schianto degli aerei di linea nel nome di dio, tutto il silicio che abbiamo immesso nel nostro ambiente naturale si è andato a depositare sotto i nostri piedi come una sorta di superstrada in cui facilmente giudizi e considerazioni ci sfuggono di mano e, completamente prive di attrito, scivolano via e si allargano come macchie d’inchiostro sulla carta assorbente di bimbi in grembiule blu delle quarte elementari di una volta.

Ogni forma di congettura volta al male altrui qui si dilata alla velocità della luce, e ne abbiamo già sperimentate per così di queste forme capillari di espansione materica, dal Giappone post-bellico ai reattori guasti, a partire dai virus informatici fino agli sbotti nei fuori onda ripresi dai giornalisti con tanto di video linkato senza contare la maldicenza retwittata all’infinito come l’effetto del feedback che si manifesta quando telefoni a un talk radiofonico, ti danno la diretta e in casa tieni il volume della trasmissione troppo alto.

Ci autodistruggeremo così per tutti questi tipi di radiazioni: la chimica e l’astio tossico che si diffonde quotidianamente dalle pianure di Facebook ci si rivolteranno contro prima o poi, qualcuno spingerà un bottone per sbaglio o invierà un’email senza averla riletta scoprendo almeno un paio di destinatari scomodi di troppo. Dall’una e dell’altra parte testate nucleari e semina-zizzanie irresponsabili quanto ciarlatani finiranno per spandere in lungo e in largo per il pianeta – a partire dai rispettivi territori di competenza – il virus della sua stessa fine.

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