alti e bassi di fedeltà sonoraquattro stagioni (rossa)

se sei fuori dal tempo basta un click

Se osservate bene questa foto del mio pianoforte, e dovete avere molta lungimiranza e fantasia perché in realtà la foto non esiste ma il pianoforte si e prima o poi una foto la farò e la posterò, potrete notare che il metronomo nero non è assolutamente in tinta con il marrone scuro del mobile dello strumento. Forse il primo pianoforte che ho avuto, a noleggio e agli albori dei miei studi pianistici, era nero e il metronomo è stato acquistato di conseguenza, ma non ricordo e non ci metterei la mano sul fuoco. I miei, che hanno disposto e provveduto economicamente anche alla mia educazione musicale, non badavano granché a dettagli estetici come quello.

Ma questa è solo l’unica lacuna di quello che ritengo sia l’elemento cardine di tutta la musica e, in senso traslato, di tutta la vita. Il sistema di scansione regolare del tempo – quell’odioso, rassicurante e marziale tìn tac tac tac tìn tac tac tac a velocità regolabile che dovrebbe accompagnare ogni pezzo eseguito durante le sessioni di studio del pianoforte – e soprattutto l’abituarsi a suonare con esso qualunque cosa – classica, rock, jazz, canzonette, improvvisazioni a cazzo, il gatto che zompetta sopra la tastiera eccetera – farà di voi non solo dei valenti e rigorosi musicisti, ma anche persone migliori (guardate me!) capaci di scandire ritmicamente ogni gesto, di camminare senza intralciare l’andatura altrui, di ballare in armonia ai concerti evitando di dare testate e gomitate inopportune al prossimo, di programmare al meglio il vostro futuro imminente misurando le distanze e il tempo impiegato per raggiungerle (anche solo metaforicamente) nonché di tagliare e riciclare parti di brani in formato digitale con apposito software di audio editing e farne ciò che preferite. Una serie di vantaggi mica male. Se non mi credete, provate ad ascoltare musicisti cresciuti studiando senza e ad accompagnarvi con loro. Tecnicamente ineccepibili ma alla seconda strofa li avrete già persi. E non sono solo io a dirlo.

Dovremmo fare tutti quanti come Giorgio Moroder. Giorgio Moroder voleva fare un album con il suono dei 50, dei 60 e dei 70 e quindi ottenere il suono del futuro, almeno questo è ciò che asserisce nel tributo che i Daft Punk gli hanno dedicato nell’ultimo celeberrimo album. Giorgio Moroder voleva inventare il suono del futuro, e pur non avendo idea di cosa fare e di come ottenerlo decise che avrebbe usato un click, che per i non addetti ai lavori è un impulso sonoro che, registrato su una traccia di un registratore a più piste, è in grado di far suonare a tempo non solo i musicisti in carne ed ossa che lo utilizzano come un tradizionale metronomo, ma anche di trasmettere il tempo da tenere a sequenze preregistrate su sintetizzatori analogici. In questo modo non solo batteria, basso, chitarra e tastiere possono suonare a tempo e non necessariamente simultaneamente, ma anche arpeggiatori, parti ritmiche, drum machine eseguono parti perfettamente sincronizzate con tutto il resto. Oggi ci sono i sequencer e i computer, e se un tempo le cose funzionavano diversamente il risultato non cambia. Quando ascoltate una canzone del vostro gruppo preferito, tutto fila miracolosamente a tempo perché da qualche parte, nascosta sotto tutti gli altri strumenti, in studio è stata usata come prima cosa una traccia di metronomo.

Ma non lasciatevi spaventare da questo mini-manuale operatore, peraltro molto approssimativo. Il bello di suonare o registrare o fare qualunque cosa di musicale con il click è che un brano alla fine puoi montarlo, smontarlo e paciugarlo come vuoi. Ci si può intervenire facilmente con qualunque strumento o effetto sonoro prima, dopo, durante fino a stravolgere il risultato.

Ora pensate la genialità di questo sistema e provate ad applicarlo a voi stessi. Se tutto è a tempo, tutto è assolutamente intercambiabile. Possiamo entrare e uscire a piacimento dalle situazioni e rimanere perfettamente allineati a ciò che accade, sia che siamo dentro che se per qualche motivo ci siamo chiamati fuori. Abbiamo infatti comunque la certezza della sequenza di ciò che succede suddivisa in moduli della stessa durata e possiamo tornare a reimpadronirci del flusso degli eventi a nostro piacimento. Per non parlare della assoluta percezione di fattori quali la durata, la velocità e ciò che succede lungo le altre tracce che stanno suonando contemporaneamente alla nostra, sincronizzate al millesimo di secondo. Non solo. Disseminare la propria vita di punti fissi facili da ripercorrere e trovare, un po’ come accadeva per i sassolini bianchi di Pollicino, perché collocati intelligentemente a tempo – l’intelligenza sta proprio nello scegliere una velocità adeguata alla propria indole – ci permette di disporre di una mappatura della nostra esistenza con tanto di introduzione e finale che, si spera, sia il più possibile ad libitum.

8 pensieri su “se sei fuori dal tempo basta un click

  1. Scegliere una velocità adeguata alla mia indole.
    Non lo so fare.
    Un giorno corro, un’altro sono immobile.
    Non riconosco mai il mio ritmo, inciampo sempre e stento nei passi.
    E il tuo pezzo, così musicale e cadenzato, mi lasciano intendere quanto poco lo sia io, ritmica e lieve e a tempo.
    Anche la musica, mi lascia sempre un’emozione più forte di quella che vorrei. Troppa felicità o tristezza o allegria.
    Non ho un ritmo regolare, manco di armonia.
    Perfavore, mi presti il metronomo?

    Adoro come hai messo insieme le tue parole.

  2. (il guardatore di diti dice: non so quanti anni hai, ma ben mi ricordo che quando ancora non eravamo metrosessuali tutti i metronomi erano neri; un po’ come le ford T)

  3. comunque adesso nemmeno esisteranno più quei metronomi lì a corda, con l’avvento di quelli elettronici non ci sono più nemmeno le mezze stagioni musicali

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