tifiamo rivolta

pubblico di merda

Ditemi se ho torto: quando entrate in un qualunque ufficio di una qualsiasi azienda privata e vedete una moltitudine di persone chine sui loro pc non vi verrebbe mai in mente di domandarvi o domandare a qualcuno come mai ci sono tanti dipendenti e che cosa fanno. Ma se vi recate all’ufficio tributi del vostro Comune e vi trovate di fronte a quattro impiegati simultaneamente addetti alla registrazione delle varie Tares e Imu o come si chiama ora siete primi ad alzare il ditino, a lamentarvi con quelli che fanno la coda con voi, e magari è pure sabato mattina e per voi è anche un giorno festivo, e a rompere il cazzo che sono in troppi.

O invece siete in fila allo sportello di una filiale della banca che custodisce i vostri soldi e gioca in borsa con i vostri risparmi, e l’operatrice che sfoggia un giro di perle che chissà quanto guadagna e magari è pure appetitosa cincischia con il collega che dà consulenza alle famiglie e ha pure il potere di decidere sui mutui e quindi sul vostro futuro, e se il potere vi fa perdere un quarto d’ora perché la fibra in quel momento fa cilecca e non consente l’accesso alla rete dell’ABI pazienza, aspettiamo. Ma se allo sportello dell’anagrafe, l’unico aperto durante le vacanze proprio quando dovete fare la carta d’identità di vostra figlia per partire per Sharm, oltre a esserci pieno di gente del vostro livello e qualche ucraino di contorno, si blocca il pentium in dotazione e si corre il rischio di mandare in fumo la caparra del volo e del villaggio perché non si fa in tempo e la piccola con le Lelly Kelly borchiate non può espatriare, ecco che impugnate il forcone, le cinque stelle e tutte le armi che vi ha messo in mano il grillo-brunettismo e siete pronti a presidiare la sala consigliare fino alla morte.

E infine sul lavoro, dove bellimbusti con qualche pseudomaster in management di staminchia vi tengono sull’attenti perché avete mancato di interpretare correttamente i loro italianglismi e la quota trimestrale ha qualche zero virgola rotti punti in meno sul forecast, mentre poi parcheggiato il BMW (e occhio a dove lo mettete che ultimamente con il traffico dei pezzi di ricambio rischiate di trovarvelo smembrato) siete in prima linea e sbracate con tutta l’arrogante maleducazione con la prof di italiano dei vostri pargoli perché, notoriamente vostra dipendente, non comprende il valore, non rende sufficiente gratificazione, non sorvola sui temi che nemmeno i bambini delle elementari perché che importa, nella vita basta saper usare Internet, e magari ci andate pure giù pesante con offese personali che altrove vi avrebbero già preso a testate.

Ecco, spiegatemi che cosa può fare per voi una pubblica amministrazione così. In che cosa può servirvi. Come può aiutarvi se siete delle bestie. Da dove nasce il vostro livore. Che poi, diciamocela tutta, magari le tasse nemmeno le pagate.

13 pensieri su “pubblico di merda

  1. guarda. se si tratta del privato, non ce la prendiamo. perchè è privato e le regole può farsele per conto proprio. ad esempio se vuoi pagare una bolletta al tabacchino e fai la fila perchè la linea telematica non funziona bene alzi i tacchi e te ne vai. se la stessa fila la fai alle Poste te la prendi con i dipendenti raccomandati che non sanno fare un ciufolo dietro al computer (e magari anche li la linea internet funziona poco). è che il settore pubblico, essendo che dovremmo pagarlo noi, ci permette di giudicarlo meglio di un servizio offerto da privati. in fondo il pubblico ti viene imposto, il privato te lo scegli tu. Sei tu che scegli la clinica del medico per operarti e non l’ospedale. se opti per l’ospedale ti tieni il servizio che ti offre. bisognerebbe avere un pò di buon senso nel rispetto dell’affare pubblico. tutto qui.

  2. io ho sempre pensato che gli italiani non hanno il diritto di prendersela coi politici in quanto sono giustamente e fedelmente da loro rappresentati, sono a nostra immagine e somiglianza, e soprattutto quelli che si lamentano in modo più becero ho sempre l’impressione che hanno solo il vantaggio di non avere le stesse loro possibilità e gli stessi privilegi, che se li avessero farebbero cose anche peggiori di quelle che contestano

  3. però il pubblico è soggetto a procedure e controlli qualità che altrove sono spesso aleatori, proprio perché nessuno se lo può scegliere. Eppure resta il bersaglio preferito del nostro rancore verso la povertà.

  4. Pur non avendo grande stima del popolo, della ggente non sono completamente d’accordo: al privato decido o meno di dare i miei soldini, al pubblico li ho già dati (ogni mese con le trattenute in busta paga).
    Io ci lavoravo in un posto di fancazzisti e me ne sono andato (sono un rarissimo esemplare di dimissionario italiano) non è per invidia è che, detta alla Bertoli, odio quelli che rubano un salario.

  5. Vedi. Anche con il lavoro le cose sono più o meno simili. In un’azienda privata entri tramite curriculum o colloquio. Se non ti prendono te ne fai una ragione. Evidentemente non eri tagliato. Per un concorso pubblico è diverso. Basta anche non aver superato la prima selezione, quella scritta perché non sei un granché in italiano e scambi l’un con l’accento per l’un senza accento con un sostantivo maschile. Le ragioni ci stanno per bocciarti ma il popolose la prende perché l’esame era truccato e quella prova per te andava bene. Verso il pubblico, che è un ente indeterminato nel sesso e nel genere puoi prendersela. È come lanciare un sasso in mezzo al deserto e nessuno ti vede. Ma nel privato non puoi taglio, qualcuno ti nota e ti può denunciare. È vero, dovremmo cambiare atteggiamento. Ma abbiamo bisogno di un capro espiatorio forse, almeno per farci una ragione sui nostri personali fallimenti. Come appunto il caso della maestra che mette insufficiente al discepolo e il padre, anziché fare la romanzina al figlio, la fa alla docente che è incompetente.

  6. Il dipendente del settore privato sa che qualora il suo rendimento sia reiteratamente insufficiente, con buona probabilità verrà lasciato a casa e sostituito. Il dipendente pubblico, se non raggiunge certi obbiettivi, al massimo non prende l’incentivo.. . e poi, guarda per l’esperienza che ho avuto io del “pubblico” come utente, davvero è stata tremenda. Appena entri in certi uffici “respiri” la demotivazione di chi ci lavora e pure la maleducazione, cosa che nel privato francamente ho trovato ben più raramente…. e te lo dice uno che lavora nel settore pubblico.. 😛

  7. non so, mia moglie lavora nel pubblico, conosco lei e i suoi colleghi, e l’essere sempre presi a esempio di sprechi pubblici alla fine me li fa risultare simpatici. L’importante è non dimenticare che tra la casta e la gente, sempre meglio la casta.

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