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Internet spiegato a casa, meglio così

Il caso dell’Internet spiegato ai ragazzi mi sembra più uno dei tanti episodi di scarsa attenzione alle cose che riguardano un’età e un periodo scolastico dei nostri figli molto particolare, che invece dovrebbe al vertice delle nostre priorità ancora prima dell’adolescenza, del cosa gli faccio fare da grande e dell’organizzazione del loro matrimonio. Gli sforzi che dedichiamo alla salute fisica dei bambini dovrebbero corrispondere a un impegno alla tutela della loro crescita intellettiva, emotiva e sentimentale. Non ricordo chi chiedeva provocatoriamente se qualcuno darebbe da mangiare del cibo avariato ai propri figli. Allo stesso modo, dareste loro strumenti di apprendimento scadenti o poco efficaci? Vi propongo però una riflessione. Il divario tecnologico e digitale tra scuola primaria e secondaria e vita privata non è mai stato così ampio, a meno che non abbiate i mezzi per mandare i vostri bambini alle scuole dei ricchi e dei preti. Per dire, qui da me siamo abbastanza messi male con pc di almeno un paio di generazioni prima, disponibilità di LIM per alunno con percentuali vergognosamente inopportune ma anche insegnanti decisamente inadeguati da questo punto di vista. E la descrizione dell’Internet sul libro del 99 proposta ai ragazzi del 2014 è estremamente esemplificativa. Resta il fatto di stabilire in che modo l’Internet deve entrare nelle scuole. Cosa devono fare i ragazzi con la connettività? A cosa serve a loro essere sempre on line anche a scuola, e non solo a casa durante il tempo libero? Internet, da un punto di vista didattico, dev’essere uno strumento e, come tale, dovrebbe essere erogato nel modo meno obsolescente possibile, almeno in un mondo ideale in cui la scuola pubblica ha i soldi per poterselo permettere. Però attenzione perché so già dove si andrà a finire, con tutto questo tecno-entusiasmo. Non dimenticate che le famiglie – quelle italiane, eh – sono pronte ad acquistare qualsiasi dispositivo di nuova generazione e a investire in tecnologia (Internet, telefonia, tv) a scapito di qualsiasi altro bene di necessità e soprattutto lamentandosi ogni anni del costo dei libri di testo dei figli. Ma di questo passo, in un futuro nemmeno troppo lontano, ci sarà solo una materia di studio a scuola, e cioè come utilizzare la rete o quello che ci sarà allora, per accedere all’archivio di dati e informazioni di tutte le materie, dove trovare con il minimo sforzo e il massimo dei risultati tutto quello che ci serve sapere senza imparare, tanto ogni concetto sarà disponibile in tempo reale lì, in quello che nel testo del 99 avevamo definito cyber-spazio. Oggi, e domani lo sara ancora di più, Internet è un bene come la luce e il gas e la benzina, lo diamo per scontato e rimaniamo allibiti quando non c’è, quando non va, quando qualcuno ce ne parla ancora come di una emanazione divina. E non ci sono ore dedicate, a scuola, per insegnare ai ragazzi luce, gas e benzina. Se Internet si riduce all’uso di uno smartcoso, i ragazzi possono tranquillamente impararne l’uso da sé e, in classe, tornare a dare spazio al congiuntivo e alle equazioni.

9 pensieri su “Internet spiegato a casa, meglio così

  1. Uso del Web inteso come efficace utilizzo dei motori di ricerca, banche dati e sicurezza informatica, quest’ultimo aspetto non affatto trascurabile visto che la tecnologia ci impone di essere sempre connessi. Nel mondo della rete i malintenzionati sono sempre in agguato, al setaccio di dati sensibili e numeri di carte di credito… I nostri ragazzi devono essere consapevoli de rischi informatici e la scuola deve fornire know-how adeguato a riguardo, questa è per me una cosa fondamentale. Nel 99 si parlava di cyber spazio, ora di cloud.. Come giustamente tu affermi, l’uso del singolo dispositivo od OS è relativo e lo si può imparare quasi in modo autonomo, per la rete invece è opportuno che si venga resi edotti da personale qualificato. Scusa la prolissità, ciaoo

  2. Sto raccogliendo idee per questo tema. (v. https://ilcomizietto.wordpress.com/2014/01/31/libro-la-scuola-2-0 ) Penso che ancora non sia del tutto chiaro come usare le nuove tecnologie nell’insegnamento. Ci sono i tecnoentusiasti, i dilettanti con testi del 1999 e in mezzo mille sfumature e mille direzioni. Un indizio che nell’insegnamento la tecnologia sia importante, ma non decisiva, mi è venuta dalla lettura del libro La scuola 2.0. L’autore è un tecnoentusiasta e cita a piene mani la Montessori e i suoi metodi, nati in un mondo analogico e ben poco tecnologico, in confronto al nostro. Non è singolare?

    Comunque, dovessi riuscire a combinare qualcosa, con il materiale raccolto, ti avviso.

    1. ti ringrazio, si tratta di un tema su cui sono molto sensibile e interessato. Spero si sia capito il mio punto di vista: non è mai stata insegnata la TV a scuola, se non nei termini di consigli sulla auto-regolamentazione dell’uso o, in ambiti più specifici, nello studio del linguaggio, ma questo è un altro discorso, e in parte la scuola ha fallito. Se i ragazzi hanno una maturità relazionale ed emotiva possono fronteggiare le persone dal vivo e sui social network, se sanno come studiare sapranno fare le ricerche non solo con il copia e incolla da Wikipedia e così via. Prima di intercettare la domanda e l’approccio a Internet la scuola dovrebbe insegnare il rapporto con le nuove complessità, di cui l’Internet è – appunto – un di cui.

  3. Io immagino che lo spazio per studiare congiuntivi si possa trovare anche su supporti più moderni dal punto di vista tecnologico. Il fatto che ci siano mille sfumature tra la clava e l’astronave non è indizio di relativa importanza della tecnologia nell’insegnamento ma di resistenza ai cambiamenti e ai corsi di aggiornamento; non riusciamo nemmeno ad immaginare che i nostri figli potrebbero, invece di decine di chilogrammi di libri, portare un portatile o un tablet.
    Lo stato non è in grado di fornire mezzi? Lo stato non è in grado ormai di fare altro che mantenere le strutture atte a procurare denaro per mantenere le suddette strutture.
    Invece di libri ogni anno potremmo, noi, acquistare un tablet ogni quattro o cinque e scaricare i libri di testo, non credo che la spesa sarebbe maggiore.
    Il progresso corre e la società italiana è ingessata e in colpevole ritardo, i figli degli altri corrono e i nostri restano al palo.

    1. Giovanni, questo però secondo me è un problema di mentalità e riguarda la percezione che in Italia si ha – soprattutto negli ambienti più deprivati – della tecnologia, utile solo per l’entertainment se non, nel peggiore dei casi, ancora come status symbol. Quindi giusto – ed economico – spostare gli investimenti dai libri cartacei al tablet. Il discorso sulla rete è diverso. Internet è uno strumento il cui ruolo non deve essere frainteso. Cioè, studia dove vuoi e con cosa vuoi, l’importante è che studi e che all’interrogazione ti presenti preparato senza dover cercare le risposte su Google.

  4. Internet è un bene, ma è anche uno strumento. L’uso di uno strumento va insegnato, così come si insegna a leggere e a scrivere. Se Internet (dico se) può dare strumenti aggiuntivi all’educazione dei nostri figli, precluderlo a quelli che non possono permetterselo a casa (e ci sono Plus), significa dargli meno strumenti degli altri. Ora le biblioteche pubbliche mettono a disposizione postazioni internet gratuite, così come hanno sempre messo a disposizione libri ed enciclopedie, per noi che non potevamo poi permetterci di comprarle a casa. Eppure a scuola ci hanno insegnato come si consulta un dizionario o un’enciclopedia. Perché non insegnare come si usa Internet. Poi possiamo discutere su come insegnarlo

    1. nella classe di mia figlia non c’è nessuno che non sappia spippolare su un tablet o su uno smartphone, mentre la maestra di informatica fa disegnare, tra i componenti del pc, il floppy disk. Non credo abbia più senso l’approccio che andava bene dieci anni fa quando su internet si navigava solo con il computer. Oggi sono connessi tv, automobili, console di giochi e persino occhiali. Occorre cambiare punto di vista, ma le nozioni devono restare lì dove sono sempre state, e cioè nella preparazione degli insegnanti.

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