scripta manent

valentine’s day is over

Si erano promessi amore eterno che è anche una bella cosa da dirsi ma che a diciott’anni risulta tremendamente inopportuna. Eppure ci sono quelle persone nate per l’amore e per questo tipo di rapporti in cui si proietta tutto subito su larga scala, con i vari per sempre e mai che suonano ingenuamente tragici se scevri dell’entusiasmo e della passione. Un po’ come quando i ragazzini più crudeli catturano le meduse con il retino e la lasciano sgonfiarsi dei liquidi sulla sabbia. L’amore considerato solo nel suo indotto è un involucro spiaggiato dal destino segnato. E gli adulti di riferimento non capivano questo donarsi reciproco, il sacrificio sproporzionato al vissuto di riferimento con il rischio di preclusione di un futuro vantaggioso per entrambi, qualora i limiti dell’uno avessero tarpato i successi dell’altro. Succede così, spesso. Lei che ha le carte in regola per un master negli Stati Uniti ma lui deve rilevare il chiosco di fiorista del cimitero del padre, oppure lui che potrebbe specializzarsi in neurochirurgia a Tokio ma lei non se ne parla nemmeno di trasferirsi, ha i genitori che incombono con la loro provincia nauseabonda e poi hanno pure visto Lost in Translation. L’amore miete vittime anche così. Comunque non c’è pericolo e son cose che non fanno al caso nostro, quei due che si erano promessi amore eterno poi si sono estinti – come coppia eh – nel giro di un’estate dopo la maturità e malgrado le centinaia di migliaia di lire che nel giro di qualche anno avevano investito in regali di San Valentino. La sera prima di allontanarsi l’uno dall’altra per i soggiorni estivi imposti dalla reciproche famiglie hanno fatto a gara a chi piangeva di più e a chi avrebbe subito maggiormente l’assenza. Ma avete capito come è finita. Lei che aveva una casa di villeggiatura in Maremma è tornata dopo un paio di settimane con un orecchino misteriosamente donatole da un croato non si sa bene in cambio di che cosa. Lui che non aveva nemmeno la macchina e che le aveva promesso di coprire la distanza quotidianamente con il suo Califfone Rizzato (ve lo ricordate, vero?) a nemmeno ventiquattr’ore dalla partenza di lei si era già dato da fare con una parrucchiera dal nome improbabile, chiedendole prestazioni orali in un anfratto di un parco pubblico peraltro in orari a rischio, raccomandandosi che il tutto dovesse avvenire senza impegno. Ce ne hanno messo, poi, entrambi, a trovare l’anima gemella. D’altronde si nasce per l’amore ma poi si cresce un po’ come va.

13 pensieri su “valentine’s day is over

  1. Che poi se dici che certe scelte sono molto belle ma poco praticabili, vieni preso come il solito disfattista. E invece basta aspettare, che i cadaveri dei sogni impossibili mi passano davanti prima o poi. Ci sono dei giorni che mi sento Cassandra.

  2. E’ che quei per sempre e mai sembrano così definitivi e poi invece…
    Poi si cresce un po’ come va e va bene comunque, bello leggerti Plus, lo so che sono monotona ma è la verità. Ciao!

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