partiti e poi tornati

bullismo a montecitorio, guarda il video

Se mettete a confronto il video della bulla di Bollate con quello del bullo di Genova e del suo farneticante monologo ai danni delle democrazia, non tanto di Renzi che, comunque, dev’essere uno abituato a prendere giustamente ceffoni, troverete non poche similitudini. Il non lasciar parlare, l’arroganza, la dialettica da appena posso ti metto le mani in faccia, i toni da capetto che occulta l’ignoranza con la prepotenza che poi è sempre così. Meno hanno studiato e più semplificano il pensiero. E poi lo spostare sempre l’argomento per non dare appigli di contraddittorio, tanto nei cari e vecchi metodi del fascio littorio capita che due squadristi ti tengono e il più alto in grado un giorno ti prende a calci in testa, un altro ti concede un minuto e non di più ma poi ti zittisce con la sua spocchia e la sua supponenza, fino a quando il giorno della soluzione finale ti si presentano a casa con l’olio di ricino a chilometro zero e poi sai che scie chimiche che fai in bagno. I due reportage più visti dell’ultimo mese hanno davvero tanti momenti in comune e sono la dimostrazione della voglia di mettere a tacere le discussioni con la violenza che abbiamo oramai noi italiani e non certo nei casi in cui abbiamo ragione. Senza contare il fare tronfio del buzzurro che, nel caso di Grillo, indossa giacca e cravatta ma che si vede che starebbe molto più a suo agio con gli indumenti da teppistello di periferia che cerca la rissa. Come la bulla di Bollate, appunto.

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