quattro stagioni (rossa)

solo un pretenzioso elogio della primavera in corso

La primavera è così piena di cose belle che alla fine non ce ne accorgiamo, un po’ per distrazione e un po’ perché non esistono più le mezze stagioni e qui una volta erano tutti afroamericani con il ritmo nel sangue. A me succede sempre invece che la bella stagione va a coincidere con il momento più intenso nel mio lavoro, secondo solo al periodo pre-natalizio, così anziché bearmi dei primi tepori e dello spensierato ribollire di ormoni finisco sempre per lasciarmi soverchiare dagli eventi e fare lo slalom tra gli imprevisti propri della mia attività. Così il tutto si riduce a una mera successione di giorni feriali ed è subito agosto, che mentre da giovane è tutto un rimescolarsi di rapporti sentimentali con quelli duraturi che diventano occasionali e a volte viceversa, poi ti stabilizzi in quanto adulto e vieni promosso nella categoria delle vacanze relax, quelle che non hai nemmeno il tempo per metter giù il telo da mare sulla sabbia che è già Natale. Ma se mi chiedete cos’è che anno dopo anno continua a sorprendermi è che la primavera svela i segreti dei luoghi alla luce, i dettagli degli spazi all’aperto in orari inusuali per il chiarore. Spazi che per il resto dell’anno, a quella stessa ora, sono al buio e che all’improvviso ci danno l’impressione di trovarci altrove. Prendete per esempio certi paesaggi che sono paragonabili a deserti urbani se privi di persone e cose in movimento, strade che a gennaio sono sgombre e buie e che ad aprile, così libere, potrebbero accogliere migliaia di individui. Ieri sera aspettavo mia figlia fuori dalla palestra in cui si allena a volley, era l’ora di cena ma sembrava pieno pomeriggio. Lì fuori c’è un campo da basket blu, una pista per pattini rossa, tutto il verde dell’erba e degli alberi intorno, il cielo blu ai confini con il tramonto che evidenziava tutti i contrasti tra i colori prima di lasciarli amalgamare dalla notte. E c’ero solo io, l’aria qualche grado più fredda di come doveva essere, e una strana sensazione di essere talmente limpido da non avere più nemmeno un dubbio.

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