a metà dell'operaalti e bassi di fedeltà sonora

cambiamo il mondo prima che il mondo cambi noi

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Il progetto musicale più ambizioso alla cui nascita ho avuto la fortuna di assistere si chiamava Negative Core e consisteva di un trio di punkettoni che, come esigeva il nichilismo anarcoide e decostruttivista proprio delle cellule che potevano essere ricondotte a quell’insieme – guai a parlare di movimento in un contesto così fortemente anti-sociale – suonavano da cani ma avevano ben chiaro il genere a cui con la loro non-tecnica avrebbero dato vita. Il leader, magro come un chiodo e con il chiodo sulla corporatura che sembrava solo un unico fascio di nervi, mi aveva spiegato il concetto di “cuore negativo”  con uno movimento del capo e un gesto della mano a indicare il rimescolamento di diastole e sistole che io avevo frainteso come una semplice richiesta se mi andava un’altra canna, il che mi trovò prontissimo ad annuire.

Ricordo solo un pezzo che era un alternarsi del testo, composto da un’unica frase “one two three four negative cooooooore!” urlato senza musica sotto e poi giù tutti insieme velocissimi, chitarra basso e batteria, in un ammasso di grovigli sonori che ora posso definire a cazzo ma che un tempo erano identificabili nei non-canoni di puro hardcore che più estremo non si può.

Quindi niente a che fare con quell’altro progetto per il quale invece ero stato coinvolto in qualità di musicista, ambizioso solo nella forma ma oltremodo deludente nella sostanza. Io e una manciata di strumentisti eravamo stati contattati per dare vita a una band a tavolino, un vero e proprio concept artistico a partire dal nome, “infra-zona”, dal genere mai sentito che avrebbe avuto origine proprio dalle nostre composizioni, la “infra-music”, e dall’ambiente immaginario da cui vi avremmo fintamente tratto l’ispirazione artistica, la “zona del disastro”. Con tutta una serie di vincoli di esclusività e segretezza per non divulgare particolari a terzi che avrebbero potuto compromettere l’obiettivo del progetto, ovvero la scalata delle classifiche di tutto il mondo.

L’ideatore si era presentato alla riunione iniziale, tenutasi a casa mia, con un libello chiuso con tanto di sigillo in ceralacca e nastri di raso a sottolineare l’estrazione gotica e il background culturale da cui, comunque, ci si doveva emancipare. Prima di procedere con l’esposizione che ci avrebbe messo al corrente del progetto e ci avrebbe indissolubilmente legati in quella setta votata alla musica e alla celebrità, il sacerdote ci avvertì che da quel momento nulla sarebbe mai più stato come prima. Quella era la cerimonia iniziatica per un nuovo corso della storia, nostra e dell’umanità. Alcuni brani erano già pronti ed erano caratterizzati da una ritmica facile e da liriche redatte da catene di parole regolate da esigenze metriche ma senza grandi pretese, una specie di Righeira in salsa stucchevolmente pretenziosa da 4AD anni 80. Mi ricordo a malapena una strofa che diceva “sexy porno game”, il resto doveva essere su tali standard.

Ma i musicisti in genere non sono fedeli, sono più cazzoni e più opportunisti di qualunque altra categoria umana. Gli infra-zona non arrivarono nemmeno alla prima prova, qualcuno se l’era cantata, qualcun altro aveva nel frattempo trattato per spin-off o formazioni parallele a scopo giustamente di lucro, forse io. Qualcuno era stato ridicolizzato dalla partner e non se l’era sentita di investire in quella carnevalata che in confronto i Sigue Sigue Sputnik erano gli Inti Illimani. So però per certo che l’ideatore aveva ripristinato i sigilli del suo dossier e che già pochi giorni dopo si era messo alla ricerca di nuovi adepti.

2 pensieri su “cambiamo il mondo prima che il mondo cambi noi

  1. Un balzo nel passato!
    Il libello con il sigillo in ceralacca mi ha lasciato stupita, credo che sia vero quello che scrivi, i musicisti non sono fedeli, credo anche che sia un ambiente difficile e molto competitivo, per quel poco che ne so.
    Ciao Plus!

  2. competitivo ma in un sistema che non consente a nessuno di emergere. Le velleità le hanno tutti, si tratta di una frustrazione che non ha eguali.

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