quattro stagioni (rossa)

fiore di maggio

Il mondo è pieno di gente pronta a riempirti la vita di consigli su come non lasciarsi andare, pur consapevoli che si tratta di un’approssimazione del voler indurre gli altri a preoccuparsi per chi si trascura. Sono rari i casi di quelli che vanno fino in fondo. Per dire, anche io potrei inventarmi un sistema di consulenza on-line per i vostri tempi bui, magari raggranellando un po’ di consenso sull’Internet. Ieri mentre rientravo a casa ho percepito con la coda dell’occhio un furgone che accostava. Il padre di un’amica di mia figlia che vive a pochi isolati da noi mi ha chiesto se volevo uno strappo, ma prima di rispondere ho capito che cosa c’era di diverso dalle altre volte in cui si è offerto di dividere il percorso insieme a me. Il suo furgone bianco ora era completamente ricoperto dalla pubblicità elettorale di un movimento che non voterei manco morto. Ho rifiutato cortesemente, ero davvero prossimo alla meta e avevo voglia di camminare un po’, dopo una giornata seduto in ufficio. Poi se avessi accettato mi sarei un po’ lasciato andare, almeno nei principi. Mi ci vedete nell’abitacolo di un mezzo commerciale adibito a schiacciasassi, un carro armato per la propaganda politica di una fazione a me avversa e per di più semovente? Ma le avvisaglie del lasciarsi andare, una locuzione che ripeterò all’infinito in barba alle regole sulla scrittura che impongono di sfruttare al massimo i sinonimi per evitare le ripetizioni – dicevo le avvisaglie del lasciarsi andare è più facile individuarle nel pannello della lavastoviglie a incastro che si è staccato e nessuno vi ha ancora provveduto. Una borsa per lo sport con una tasca tutta scucita ma tanto chi se ne frega, non è che si devono fare i campionati di ginnastica antalgica. Il vetro dell’auto crepato che è lì e non c’è mai tempo per farlo cambiare. E tutto perché a una certa età è giusto passare in secondo piano rispetto ad altre priorità, per esempio crescere dei figli e figli sono al top degli obiettivi per antonomasia, e se per sbaglio, magari nel giorno del proprio compleanno, uno per sbaglio si mette al centro sono guai. Io per esempio compio gli anni a maggio, e la combinazione vuole che li compia proprio oggi. Poco fa stavo stendendo e fuori c’era una manciata di segnali di primavera prima che anche oggi andasse via il sole. Vedete, mi sono messo ancora al centro, il sole dovrebbe splendere oggi che faccio gli anni. Comunque stavo stendendo e con quel po’ di primavera mi è venuta in mente quella canzone di Fabio Concato il cui titolo corrisponde a quello di questo post. Una volta mi era capitato di leggere in una di quelle assurde riviste tipo Sorrisi e Canzoni TV una lettera di una ragazza che diceva di essersi innamorata della voce di Concato ascoltando le sue canzoni, come Fiore di Maggio, ma che poi l’aveva visto in foto ed era rimasta delusa perché aveva riposto l’aspettativa di una voce così nella corrispondenza con un volto angelico. Concato non era certo uno che poteva puntare sulla bellezza, ecco. Collegare però una canzone così da pianobar di quello peggiore al dubbio se sia meglio essere contenti di essere di mezza età perché si è vissuto prima rispetto a essere contenti perché invece si ha tanto da vivere davanti è un po’ lasciarsi andare, vero? Ma è così. Siamo contenti di aver già vissuto, noi di mezza età, e non potremmo fare diversamente. Siamo altresì lieti che i nostri figli abbiano così tanto ancora da scoprire, ma almeno ci si lasci la responsabilità di scegliere, come sottofondo, qualche canzone più appropriata.

12 pensieri su “fiore di maggio

  1. E no che non ti ci vedo su quel furgone, è ovvio!
    E riguardo al pezzo da scegliere come sottofondo non ho dubbi, ne sceglierai uno indimenticabile.
    Buon compleanno anche qui, auguri Plus!

    1. grazie. Ho scelto “Road to nowhere” dei Talking Heads e prima di arrivarci, considerando che è l’ultimo del lato B, ho ascoltato tutto l’album per intero.

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