a Milanoquattro stagioni (rossa)

investimenti per migliorare il proprio stato sociale

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Le classi sociali ci stanno dividendo di nuovo, molto più dell’amore in barba a quello che cantavano i Joy Division, ma tutto torna a nostro vantaggio perché altrimenti ci riverseremmo in città a prendere posto al lavoro tutti alla stessa ora e allora sai che bordello. Invece grazie a questa ripartizione meritocratica quelli che svolgono i lavori più umili prendono i mezzi all’alba e ritornano a un orario in cui i più abbienti, che già fanno capolino in ufficio alla mattina dopo le nove e trenta, sono già stati al Virgin Club e sorseggiano uno spritz a base di Champagne mentre innaffiano svogliatamente il giardino con il cucciolo di labrador che gioca abbaiando agli zampilli.

Io che appartengo alla middle class e che quindi solitamente mi muovo tra le otto e trenta e le nove quando mi trovo con quelli che invece si mettono in marcia per tirare su la serranda per essere pronti in tempo per accogliere quelli della middle class come me nel loro orario di pertinenza mi rendo conto del privilegio di lavorare nei servizi e non nella produzione. Così osservo gli altri tra i quali ci devono pur essere anche quelli più sfortunati che sono costretti ancora agli orari di chiusura dalle tredici alle quattordici e trenta come toccava a tutti gli impiegati di una volta, ma che ora non si può certo tornare a casa per pranzo.

Allo stesso modo, la sera tardi ci sono quelli che fanno anche dieci ore al giorno perché il lavoro oggi mica conosce regole, così dopo aver programmato app o smanettando su template con il cms più in voga in agenzia, tirano fuori il portatile e si rilassano programmando app e smanettando su template con il cms più in voga ma per loro conto.

Penultime a uscire sono le commesse del centro. Vincono invece per lunghezza della giornata lavorativa quasi sempre gli avvocati giovani, costretti a tenersi ben saldo il posto che magari, uscendo troppo presto, qualche arrivista gli soffia la posizione di primo tirocinante. Gli avvocati giovani escono con il buio e la valigetta, la cravatta allentata se sono maschi, poi mangiano qualcosa al volo fuori per non dover ammettere di avere ancora il frigo vuoto in una casa vuota.

Trovarsi per sbaglio in classi sociali diverse causa disorientamento e può essere letale, e non sto scherzando. Stamattina un’impiegata amministrativa precaria in una società di revisione dei conti palesemente in ritardo – anche loro iniziano alle sette e staccano alle diciannove – non capiva il perché di così tante mamme ferme all’angolo dopo aver lasciato i figli a scuola alla campanella di ingresso mentre lei è costretta al pre-scuola per timbrare in tempo. Pensava che ci fosse il verde al semaforo dietro a tanto movimento e invece c’era un’utilitaria nel controviale che l’ha presa in pieno.

Io ero fermo perché c’era rosso per i pedoni, l’ho vista passare al mio fianco e non ho capito le sue intenzioni. Ho pensato che avrei potuto afferrarla per il braccio prima che si accartocciasse con il fianco sul cofano dell’automobile, mentre l’autista sgomento continuava a parlare nel microfono dell’auricolare, probabilmente avvisando l’interlocutore che aveva appena investito, senza colpa, un passante. La donna si è alzata aiutata da un paio di vigili che controllano l’incrocio, considerando che c’è una scuola.

Lei non voleva l’ambulanza ma poi l’hanno convinta perché non si sa mai. Subito non si sente nulla ma poi chissà, potrebbero esserci lesioni agli organi interni anche se fuori sembra tutto normale. Mi sono spaventato moltissimo e mi sono ripromesso che non camminerò mai più cercando di catalogare le persone e di indovinare l’entità del loro patrimonio familiare, o magari riflettendo su tutte le volte in cui sento utilizzare, in ufficio, il termine “abilitatore” a sproposito.

4 pensieri su “investimenti per migliorare il proprio stato sociale

  1. questa cosa degli orari (e dello scrutare le facce nei mezzi pubblici) è tra quelle che più mi appassiona, da quando ho iniziato a lavorare vent’anni orsono. Nell’ambiente televisivo, anche in quello poraccio dove annaspa il sottoscritto, si inizia a lavorare alle 10, con ovvie eccezioni come i turnisti delle dirette della mattina, che sono un mondo a parte.
    Io, in un modo o nell’altro, fino a pochi mesi fa sono sempre riuscito a non cominciare mai prima delle 11-11.30, terminando tra le 19 e le 20, a seconda delle necessità. D’altra parte, son sempre stato gufo di natura. Perfino la mia pargola dueenne, fosse per lei, dormirebbe fino alle dieci. Invece la si sveglia alle 8.30 per portarla al nido.
    Ora, a seguito di varie catastrofi aziendali, due fallimenti e relativa disoccupazione, da qualche tempo mi tocca un impiego di fortuna con orario 9-18. Quell’ora, quello iato tra le 17 e le 18 che ci divide dal resto del mondo civile, costituisce per me il marchio dello schiavismo contemporaneo. Se devo svegliarmi alle sette per andare a lavorare, mi piacerebbe poter avere un pezzetto di pomeriggio da spendere per me e la mia famiglia. Uscire alle 18, arrivare a casa alle 19, giusto in tempo per apparecchiare tavola e dedicarsi alle varie operazioni di messa a letto della discendenza e quindi prepararsi per un (troppo) breve intermezzo di fatti propri prima della messa e letto di se stessi ai fini della sveglia dell’indomani, mi fa pensare che in qualche modo i conti non tornano proprio.

  2. al contrario di te, se fosse per me l’orario d’ufficio sarebbe dalle 7 alle 15 con orario continuato. Siamo nella stessa barca ma riesco ad arrivare a casa alle 18.40 circa, ho quei venti minuti in più per bere una birra con calma e chiacchierare con mia moglie e mia figlia prima della fine della giornata.

  3. Ma poveretta! A me potrebbe accadere in qualsiasi momento. Vago sempre pensando alle mille cose da fare, comunque ad altro che non sia la strada. Forse vaghiamo tutti un po’ così oggi: di corsa da un luogo all’altro e solo i più fortunati possono godere del tragitto. Probabilmente è per questo che amo tanto il treno: ti permette di sederti e non occuparti di altro.

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