alti e bassi di fedeltà sonora

linea 27

Questa volta invece sono su un tram a causa di uno sciopero dei treni che mi ha fatto deviare di molto il cammino verso l’ufficio. Nulla di paragonabile a quando, sulla linea ferroviaria Genova-Milano, a causa della neve deviavano i convogli su Piacenza, un modo particolarmente naif di fare il pendolare per un tragitto ai confini della realtà. Oggi invece a dispetto delle previsioni è perfino piacevole, il tram tutto sommato costituisce un’alternativa valida al viaggiare sotto terra, e se non allungasse il mio percorso di mezz’ora lo prenderei tutte le mattine, anche solo per il panorama urbano del centro di Milano. Mi viene in mente che proprio ieri un’amica mi raccontava che l’unico modo per sopravvivere alla routine del lavoro è proprio quello di cambiare tragitto ogni mattina, provando mix diversi tra mezzi di superficie, bus e tram, con la metro, una spruzzata di BikeMi e il nuovissimo servizio di auto elettriche. Ogni giorno un’esperienza diversa di viaggio, e se sono qui a raccontarla è perché mi ha convinto, prima o poi la proverò anche io. Poi da dietro mi arriva il suono delle cuffie di qualcuno, sapete che gli auricolari comunque disperdono un po’ nell’ambiente, e al terzo inconfondibile fill di batteria asciutta riconosco “Boys don’t cry” dei The Cure. Vorrei voltarmi e sorridere a chi ha i miei stessi gusti musicali ma poi mi ricordo che ho quasi cinquant’anni e non ci farei certo una bella figura. Mi limito a muovere la testa a tempo, giusto per cameratismo new wave, e torno sul mio libro. All’ultima strofa però la musica si interrompe, la consueta procedura delle priorità degli smartcosi secondo cui una telefonata in arrivo è più importante di tutto il resto e tutto il resto si blocca. Sento così una voce di donna aggiornare qualcuno dall’altra parte della linea sulle condizioni di salute di un marmocchio. Quindi c’è una neo mamma che ascolta i The Cure e che ha una figlia che ha trentotto di febbre, stamattina, che quindi non è andata all’asilo ma è rimasta in compagnia dei nonni. Una mamma che magari la sera le canta “Lullaby” per addormentarla, o “Just like heaven” quando vuole raccontarle una fiaba, o “Plainsong” come sveglia la mattina, con quel crescendo iniziale che ti mette in pace con il mondo. La telefonata si chiude e la musica nell’auricolare riprende, le ultime battute di “Boys don’t cry” e la scommessa è se il brano sarà seguito da “Plastic passion”, come dovrebbe se la donna sta ascoltando la versione americana di “Three Imaginary Boys”, oppure “Jumping Someone Else’s Train”, se invece ha l’album raccolta “Standing on a Beach”. Ma il tram si ferma e la donna si precipita fuori, lei è arrivata e non sono riuscito nemmeno a vedere che faccia che ha.

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