quattro stagioni (rossa)

né Kim Ki Duk, tantomeno Vivaldi

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So quello che pensate quando sentite un neonato piangere inconsolabile in un luogo pubblico e affollato: che il mondo è pieno di neo-mamme inadeguate. Bene, siete fuori strada e il vostro metro di giudizio è stato erroneamente influenzato dall’età della madre che sembra non saper come porre fine a quella situazione imbarazzante più per noi che per lei, che in quando donna e di età tanto giovane da poter essere celebrata in una canzone degli Specials – vi ricordate “Too much too young” quando dice “Now you’re married with a kid when you could be having fun with me”- ha tutto il diritto di vestirsi sportivamente succinta come fanno tutte le altre sue coetanee, che di prolificare non passa loro nemmeno nell’anticamera del cervello. Probabilmente l’essere seminuda non è il massimo della pudica comodità se devi chinarti, accucciarti, muoverti e allungarti per i reiterati tentativi di far cessare le lacrime filiali, pulire nasi e menti, sostituire pannolini e raccogliere ciucci. Ma il pregiudizio pervade l’opinione pubblica quando non ha di meglio da fare, d’altronde è l’estate stessa a non offrire granché. Siamo tutti per aria, ormoni compresi, e non perdiamo occasione per far notare l’insostenibile leggerezza del disordine esistenziale e professionale dei mesi a ridosso delle ferie rispetto al rigore – in tutti i sensi – e al metodo che ci si impone con la brutta stagione. I figli vanno a scuola, svolgono le loro attività – sportive e non – nel tempo libero, fanno i compiti. Ci sono orari da rispettare e ogni cosa ha un suo posto. C’è il buio prematuro che mette fine a ogni velleità sopra le righe. A luglio è tutto strano e disarticolato, ci sono persone che si portano in ufficio le selle delle bici perché nell’era dell’interoperabilità va di moda il furto di componenti da riciclare altrove. E volete sapere di chi è la colpa di tutto questo? La colpa è di Bruno Martino, che non è vissuto abbastanza a lungo da scrivere una canzone altrettanto adeguata per l’inverno. Pensate quante citazioni in più ci sarebbero su Facebook. Ma se siete in vena di frasi trite e ritrite da dedicare ai vostri contatti, siete sempre in tempo a riscoprire l’opera più celebre di Antonio Vivaldi, che dicono essere strumentale.

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