alcuni aneddoti dal futuro degli altri

alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 16.11.15

Pubblicato il

Squonk, “Quando scoppiavano le bombe”: Quando scoppiavano le bombe, noi c’eravamo. Ce lo ricordiamo, e pure abbastanza bene. Ci ricordiamo dov’eravamo quando abbiamo saputo la notizia, lo sgomento dei nostri genitori che provavano al tempo stesso a spiegarci le cose e a proteggerci dalla nozione del male insensato, e alcuni di noi ricordano pure la sensazione delle gocce di angoscia che si accumulavano, una per ogni minuto di ritardo, quando qualcuno non rientrava a casa in un’epoca senza cellulari. Scoppiarono per un sacco di tempo, le bombe. E per un tempo persino più lungo spararono le pistole e i mitra. C’eravamo, lo sappiamo.

Dance Like Shaquille O’Neal, “Impavidi e luminosi / Il live di Kamasi Washington”: A tre anni, Kamasi Washington ricevette in regalo una batteria. Iniziò a suonarla immediatamente, con lo stupore di tutti gli invitati alla festicciola. A quel punto arrivò un bimbo di due anni, il cui padre suonava insieme al padre di Kamasi. Si sedette alla batteria, suonò come un adulto esperto, rubò la scena al piccolo Washington e a chiunque altro. “So, there was actually a baby playing drums like a drummer”, racconta il sassofonista al pubblico, ormai sciolto e assorto. Quell’evento, spiega, lo convinse anni dopo a dedicarsi ad un altro strumento.

Internazionale, “Come spiegare ai bambini cosa è successo a Parigi”: In Francia il ministero dell’istruzione ha invitato genitori e insegnanti a parlare tra loro per capire come affrontare il discorso sugli attentati insieme ai bambini. Su un portale online sono stati messi a disposizione diversi materiali didattici e testi di pedagogia utili per decidere come parlarne in classe.

L’Ultimo Uomo, “C’era una volta il calcio in Siria”: Per alcuni siriani, Abdel Basset Sarout è un pericoloso terrorista, il potenziale leader di un “nuovo emirato salafita nella città di Homs”, come lo hanno definito nel luglio 2011 le forze di sicurezza fedeli al regime di Bashar al-Asad, annunciando una ricompensa di 2 milioni di pound siriani (poco meno di diecimila euro, al tempo) per chiunque lo catturasse; o, come sembra suggerire una foto un po’ sospetta che circola online, un presunto membro dell’ISIS, o dei qaedisti di Jabhat al-Nusra, ai quali si sarebbe unito dopo due anni nella fila del Free Syrian Army (FSA).

404: file not found, “Matti per la libertà: su “Un’odissera partigiana” di Mimmo Franzinelli e Nicola Graziano”: A ridosso della Liberazione, e in barba al decreto di amnistia emanato da Togliatti (di cui si dette un’interpretazione decisamente parziale, se è vero che a otto giorni dalla pubblicazione, il provvedimento era stato applicato a 7106 fascisti e a 153 partigiani), centinaia di ex partigiani vennero processati per casi di giustizia sommaria commessi contro fascisti e collaborazionisti: reati politici che una magistratura la cui carriera si era quasi interamente svolta negli anni della dittatura volle interpretare come reati comuni. L’intento era facilmente leggibile: emettere dure sentenze di condanna, spesso appoggiandosi sui verbali redatti dalla polizia della repubblica sociale, dove i partigiani comparivano come “banditi”. In molti casi, la necessità di aggirare l’evidente politicità degli eventi condusse i giudici a individuare la seminfermità mentale come movente dei reati. In altre circostanze, questa soluzione venne propugnata dai giuristi militanti che si incaricarono di difendere gli imputati (Basso, Pisapia, Terracini, ecc.), il cui obiettivo immediato era di mitigare la detenzione carceraria. Essi erano convinti che entro breve sarebbero giunti tempi migliori, con misure di clemenza a scongiurare, dopo gli anni di penitenziario, il successivo internamento in ospedale psichiatrico. Purtroppo, tale convinzione si rivelò fallace: tutti i partigiani condannati con l’attenuante della seminfermità mentale, dopo la prigionia, dovettero conoscere le mura dei manicomi italiani.

La poesia e lo spirito, “Viaggiare leggendo. L’America di Steinbeck”: Il viaggio lo porta per le strade d’America, le vene della nazione, lontano dai luoghi turistici comuni: Steinbeck scopre di non conoscere più il suo paese, di lavorare invece ormai a memoria. Passa dentro città fragorose di fabbriche ed impestate di traffico. Visita le montagne e si imbatte in insegne, accanto a corsi d’acqua, che offrono in vendita solo uova fresche. Sosta a Deer Isle, l’isola accucciata come un lattante sulla mammella del Maine, che come Avalon sembra scomparire quando non ci sei sopra.

Notiziole di .mau, “La macchina per soldi di Anna Frank”: Leggo sul Post che la Anne Frank Fonds ha stabilito che il Diario di Anna Frank non è stato scritto solo dalla ragazzina ma anche dal padre Otto. Questo non dovrebbe stupire nessuno: è noto da decenni che Otto emendò il Diario, eliminando per esempio alcuni riferimenti che riteneva troppo sessuali (Anna stava diventando adolescente, e non è che il nascondersi per sfuggire ai nazisti cancellasse la sua crescita). E allora dove sta la notizia?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.