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credits, o dire grazie il giorno dopo quello del ringraziamento

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Di persone e cose io ne avrei per così da ringraziare, e ci pensavo proprio ieri scorrendo i numerosi post sul giorno del ringraziamento, un po’ come si fa nei booklet dei dischi e dei cd o in fondo ai libri. Ho avuto la fortuna di farlo una sola volta, alla pubblicazione di un album vero e proprio di una delle numerose band in cui ho strimpellato, uscito per una major. E in quell’unica occasione non ho avuto dubbi su chi mettere in cima alla lista ed è forse per quello che mio papà e mia mamma, di quel cd, ne hanno comprato due copie. Grazie a loro ho potuto provare, purtroppo senza successo (ed è proprio il caso di dirlo) a fare il musicista. Senza di loro avrei dovuto cercarmi da subito un’occupazione vera e propria, perché oggettivamente un lavoro che si basa sull’umore del prossimo più che altro è un terno al lotto. Comunque se non l’avete mai fatto in un modo ufficiale, passatemi il termine ma avete capito che cosa intendo, vi assicuro che scrivere i propri credits è una delle cose più appaganti che possano accadere, forse più dell’uscita del cd stesso, inteso come il supporto fisico su cui sono registrati i pezzi di propria composizione. Ai tempi non ho avuto dubbi, non c’erano altre persone così importanti di contorno. Ora l’elenco si allungherebbe con un altro paio di nomi che è facile intuire, e il fatto di non essere uno che scrive libri o manda alle stampe nuovi dischi non vuol dire che non ci sia nulla di cui esprimere riconoscenza a qualcuno. I credits più importanti sono quelli dovuti per tutto il resto, a partire dalla vita stessa. Se credete in qualcosa o qualcuno siete a posto così. Per me, chi ho intorno ogni giorno, in questa casa, è già abbastanza prezioso, quindi è a loro che va tutta la mia gratitudine. E loro sanno bene il perché.

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