poche parole su un secolo così breve

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C’è solo una cosa che noi e i nostri figli non potremo mai avere in comune, e credetemi non è per nulla da poco. Noi siamo gente del novecento, poche storie, mentre loro, i millennials o come diavolo si chiamano, per ragioni che non vi sto a spiegare, non lo potranno mai essere. E guai a toccarci il novecento, almeno a me. Da sempre è il mio secolo preferito, ci sono nato e cresciuto e lì, più che in un posto fisico, più che in coordinate geografiche, più che in qualsiasi metropoli o paesello di provincia ho le mie radici. Ve lo immaginate? Inserire una latitudine e una longitudine in una roba tipo Google Streetview e invece avere un giorno un mese e un anno. Io mi metterei a esplorare in lungo e in largo il novecento perché del novecento mi piace tutto. Certo, c’è un po’ la questione dei totalitarismi che tanto fanno sentire superiori i fan dell’ottocento con le loro invenzioni, i loro vaccini e le loro guerre di indipendenza, per non parlare di quelli del settecento che con la rivoluzione francese e quella americana sono sempre pronti a fare i maestrini.

Noi del novecento non possiamo certo giustificare gli svariati milioni di morti che hanno provocato certe guerre e genocidi che conosciamo bene, ci mancherebbe, e so che tutti quelli che sono sopravvissuti, anche quei pochi che sono tuttora vivi, di certo il nostro novecento lo salterebbero a piè pari per trovarsi di botto davanti a una smart tv. C’è stata persino una Miss Italia, recentemente, che ha commesso una gaffe imperdonabile a questo proposito. Ma infatti io ne parlo perché tanto so benissimo che nessuno di noi ha a disposizione una Delorean o qualche trabiccolo del genere per tornare indietro in situazioni oltremodo imbarazzanti.

Ma lasciando stare la storia, e solo a parlare di cultura, arte, architettura, musica, sociologia, converrete con me che il novecento spacca, e di brutto. O vogliamo solo limitarci alla letteratura italiana? Di certo tutto quel popò di roba che è successo ha avuto il suo peso e la sua influenza sui nostri scrittori, ma credetemi, sono pronto a scommettere – e anche negli altri stati del mondo sono dalla mia parte, e perdonate la megalomania – che da qui all’eternità un secolo così importante per le opere di narrativa e poesia prodotte non lo troverete mai più. Sono di parte, lo so, ma so anche di aver ragione.

Ci ho pensato proprio qualche giorno fa quando mi è capitato tra le mani un testo scolastico che mi ha sempre suscitato una certa riverenza. Un po’ per la copertina grigia, austera e minimale, un po’ per la sua impostazione e impaginazione. Mi sono chiesto quale possa essere l’impressione degli studenti di oggi, abituati a tutto quello che sappiamo, di fronte a un format didattico così novecentesco. Parole e carta, nero su bianco, nemmeno un link o una gif animata o un richiamo a youtube. Ma per me la “Guida al Novecento” di Salvatore Guglielmino non è stato solo un obiettivo prima, quando avendolo in casa perché appartenuto a mia sorella maggiore non vedevo l’ora di poterlo portare con me sui banchi di scuola, o uno strumento di interpretazione del novecento quando poi ho dovuto davvero leggerlo. sottolinearlo e studiarlo.

Internet, che è la cosa più millennials che mi viene in mente, mi ha permesso però di scoprire che Salvatore Guglielmino ci ha lasciato nel 2001, cosa che supponevo ma di cui non conoscevo i dettagli. Così, cari figli del duemila, so che non avrete nulla in contrario se il Guglielmino me lo tengo insieme a tutte le mie cose del secolo che non avete visto per un pelo, insieme ai dischi di Bowie, alla tessera del cineclub con le date timbrate sopra per tutti i film girati nel novecento che ho visto da ragazzo, insieme a certe foto di cortei che nemmeno ve li potete immaginare, insieme a tutti i libri di cui il Guglielmino riporta i passaggi, tanto voi – nel caso aveste bisogno – sono tutte cose che potete trovare facilmente con Google.

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10 pensieri su “poche parole su un secolo così breve

  1. Il Novecento mi è caro assai e parlando di scuola le lunghe ore passate in biblioteca a fare ricerche non hanno eguali in “cerca in youtube questo video” o in Wikipedia questo argomento…

  2. Il Guglielmino (così lo chiamavamo)… un tuffo al cuore. L’ho tirato fuori dalla libreria e l’ho dato a mia figlia, millenial ovvio – nata nel 2000 – dicendole che le sarebbe stato utilissimo per approfondire Montale, con un’espressione orgogliosa e commossa.
    Credo non l’abbia nemmeno aperto, dopo avermi guardata con un’espressione di compatimento e stupefatta.
    Sigh…

  3. Quella dedica bellissima che c’è dentro “A pinin cipollina” o qualcosa del genere. Non ci pensavo da non so quanto tempo, non so neanche se quella dedica c’è davvero oppure no. C’è?

  4. Che delusione. Ma infatti anche io pensavo di poterlo sfruttare quando mia figlia andrà alle superiori. Gli ho dato un’occhiata, ho letto qualche passaggio, mi sono persino commosso ritrovando certi commenti scritti a matita ai tempi, ma molto realisticamente penso che siano cose che non servono più.

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