YODA CAUSTICA: “Città uguale perdersi”

Pubblicato il Pubblicato in alti e bassi di fedeltà sonora

yoda_caustica

Anticipato dalla titletrack pubblicata lo scorso novembre, ecco l’esordio di lunga durata per gli Yoda Caustica, quintetto inventato di electro-shoegaze con ingombranti riferimenti presi in prestito alla scena post-folk-vaporwave urbana locale. “Città uguale perdersi” è una slideshow di dodici istantanee virate da filtri fortemente emozionali nelle quali la band comprime lo smarrimento di chi vive tra milioni di persone indistinte e da cui è facile farsi confondere. Nessuno è indispensabile, dicono i manager spietati delle start-up mordi e fuggi nate nell’economia della disperazione. Siamo riflessi di noi stessi sui vetri dei finestrini sigillati della metro senza conducente che corre sotto di noi fuori dalle ore di punta, risponde con una voce che probabilmente è quella della fine del mondo Mosè, il giovane cantante/chitarrista, sfuggente come una snapchat di un nativo digitale compulsivo. Un insieme di canzoni rubate dalle espressioni di gente come me e voi incredula sul mondo, sulla vita, sulle non-relazioni del genere umano digitale. Dimenticatevi dell’hipsteria collettiva, delle pose dei giovani cantautori, delle creazioni derivative di tempi che nessuno conosce più e di cui quei pochi che li hanno vissuti non si ricordano nulla da tanto si sono bruciati il cervello. Gli Yoda Caustica sono logoranti come le sostanze chimiche più distruttive e giocano come pochi altri sul disturbo dei nostri sensi. Ascoltare musica sarà sempre più fastidioso, con dischi come questo, ci farà sempre più paura, ci indurrà a sentirci sporchi e inutili in una lunga agonia verso la fine. Dalle pulsazioni di “Troppo tardi per tutti” ai rimandi post-rock e chillwave di “Pazza Italia in acrilico”, “Città uguale perdersi” è un drammatico compendio del disagio di chi scende a compromessi con la propria coscienza virtuale, un allarme inutile di cui ci si è dimenticati la chiave di decodifica, un hard disk pieno fino all’orlo di cose vitali immerso in una pozza di acqua sporca. Un disco assolutamente imperdibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *