una volta qui era tutta campagna di Russia

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Sandra ha dato le dimissioni è si è trasferita, alla fine. Era dipendente presso la Morte Spa e potete immaginare quanto stress generasse il suo lavoro, soprattutto a una così giovane. Ora, la cosa più difficile è togliere a questo post quella patina da Dylan Dog de noantri o, per dirla meglio, quello storytelling da Barbapapà in salsa lovercraftiana considerando la piega che questa vicenda potrebbe prendere. Mettiamola così: su Sandra ci avevano fatto un pensierino in molti ma quelli che poi ci avevano provato si erano visti rispedire i propri approcci al mittente.

A Marco, tanto per iniziare, Sandra l’aveva quasi spinto al suicidio, e questo in tempi non sospetti, prima cioè che accettasse un contratto a tempo indeterminato per la triste mietitrice. Ecco: questa del tempo indeterminato è una metafora mica male, e vedrete che alla fine di questo compitino scritto qualche punto da voi lo prenderò, come narratore. Dicevo che Marco invece era sull’orlo di non essere confermato con il suo contratto a progetto con la vita, avete capito cosa intendo. E tutto perché Sandra, anziché raccontargli le solite storie che si dicono sempre quando si dà il benservito a qualcuno, avete presente? Sono innamorata di un altro, non voglio impegnarmi, ti voglio troppo bene come amico, non mi meriti, siamo troppo diversi eccetera eccetera lo aveva incalzato con tutti i suoi limiti. “Guardati: ti sembra di essere un uomo attraente?”, gli aveva detto. “Come pensi che una donna possa essere minimamente interessata a te?”. Marco se lo è ripetuto un bel po’ di volte davanti allo specchio, uscito dalla doccia, poi per fortuna di tutti la cosa non ha avuto seguito.

Che caratterino Sandra, vero? Non a caso, in quel discutibile lavoro, era in super carriera. Ora vive all’estero e si occupa di tutt’altro, ho visto che posta su Facebook cose sul team-building con frasi attribuite a cazzo a gente del calibro di Velasco, come fanno tutti. Un volta, qualche settimana prima di chiudere baracca e burattini e sparire, si era confidata con me su una specie di segreto aziendale, che poi tanto segreto non è, perché se è vero che alla morte ci arriviamo da soli prima ci si fa su tanta di quella letteratura che potrebbe impegnare un intero corso di laurea, anzi forse c’è già, da un certo punto di vista. Riflettete anche su questo aspetto, mi riferivo al significato dell’arte.

Comunque Sandra, e poi ho finito, mi ha detto che anche se non crediamo a nulla e della religione ce ne facciamo un baffo il nostro corpo è l’unica cosa che ci appartiene veramente, ed è un nostro sacrosanto diritto sapere che cosa ne sarà dopo, un po’ come i beni che accumuliamo e che poi decidiamo di lasciare in eredità a chi ci pare e piace. Faccio l’esempio di una collezioni di vinili a cui avete dedicato una vita intera. Volete che finisca nelle mani di qualche speculatore intenzionato a lucrarci sopra a colpi di venticinque euro a copia con la sua bancarella ai mercatini degli sfigati? E, allo stesso modo, pensate che sia uno scempio quello di abbandonare la vostra carcassa in una costruzione in cemento armato dentro un contenitore di legno da tremila euro? No.

In questo la storia, come sempre, può fornirci utili spunti. Non la mia storia con Sandra che non è mai iniziata, va bene che mi piacciono le donne autoritarie ma così è troppo anche per me. E non è che poi si corresse qualche rischio, lei comunque lavorava nel marketing. Intendo la Storia con la esse maiuscola. Ricordate i contadini russi che, con l’avanzata di Napoleone, davano alle fiamme e devastavano villaggi e raccolti in modo che l’esercito invasore non trovasse nulla? Bene. La strategia può essere la stessa: meglio far sparire ogni traccia di sé prima che qualcuno o qualcosa se ne occupi in tua vece.

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