avere fegato e conservarlo con cura

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Qui sotto ieri è successo il finimondo ma, dalle finestre dell’ufficio, non siamo riusciti a capire bene le dinamiche dell’accaduto. C’era una volante della Polizia ferma e con le sirene spiegate, un livello di gravità a causa del quale mi sono permesso di interrompere una riunione per dare un’occhiata. C’era un uomo bloccato a terra dagli agenti, mi è sembrato di veder volare qualche colpo di avvertimento e qualche strattone a danno del presunto malintenzionato. C’erano passanti in sosta a curiosare come me, del resto, e un’auto sfasciata sul davanti poco più in là a bloccare la via in cui si stava svolgendo la colluttazione.

Sono passato di lì poco dopo per capire meglio con una scusa – nel senso che la scusa l’ho raccontata a me stesso per non auto-ammettere che anch’io sono un degno membro della categoria umana dei voyeur da tragedia altrui e così mi sono detto di fare un salto al supermercato più avanti per far finta che fosse una casualità – e da vicino la situazione era altrettanto incomprensibile. Era trascorsa qualche ora ma gli agenti erano ancora lì a effettuare rilievi e compilare moduli, l’auto incidentata parcheggiata a lato con le quattro frecce ancora attive (fate ciao alla batteria, anche se in un dramma di questa entità non è certo ai primi posti delle priorità) e i testimoni in piedi a osservare gli sviluppi della vicenda, malgrado tutto stesse volgendo al termine. In quell’istante ho pensato a quanto ormai assomigliamo alle faccine che postiamo a corollario dei nostri scambi di messaggistica su Whatsapp e c’è da chiedersi se siano state disegnate così su modello delle nostre espressioni o viceversa, un po’ come quando pronunciamo parole come se fossero hashtag, o diciamo LOL anziché ridere o, in generale, mescoliamo i due piani della conversazione, quella in diretta a cui partecipiamo in carne e ossa o quella in differita con i dispositivi tecnologici. La gente stava a guardare i rimasugli di un fattaccio di cronaca, di cui comunque non ho trovato traccia alcuna nei quotidiani locali, con quella faccina con gli occhioni spaventati che, quando qualcuno la usa e la riceviamo in risposta, subito prende le sembianze del nostro interlocutore e anche a noi, per una sorta di processo simbiotico, ci viene subito da tirare su la pelle della fronte e le sopracciglia un po’ di lato per posizionarci sulla stessa lunghezza d’onda.

La mia personale interpretazione dell’accaduto, a seguito di un banale due più due tra quello che ho visto e ciò a cui mi inducono i pregiudizi di cui sono intriso, è che un sudamericano ubriaco ha tentato di sfuggire a una pattuglia e nel dedalo delle corsie e dei controviali che delimitano la piazza qui sotto si è schiantato da qualche parte, quindi ha tentato la fuga di corsa senza successo ma prendendo a male parole gli agenti e meritandosi il trattamento completo. Per questo ieri sera, quando sono rientrato a casa, mi sono chiesto davanti a un bicchiere di birra quanto bere alcolici faccia male o meno. A quanto deve ammontare lo storico di alcolici di una persona per rientrare nella casistica degli alcolizzati. Nel mio piccolo ho due casi in famiglia alla cui morte ha dato sicuramente una mano il loro vissuto etilico, e mi preme precisare che uno dei due aveva gli stessi cinquant’anni a cui mi sto avvicinando precipitosamente, un traguardo che taglierò (o almeno spero di tagliare) tra venti giorni spaccati. Mia mamma, che è anche la zia dell’esempio di cirrosi epatica che vi ho riportato poc’anzi e che di anni ne ha trenta esatti più di me, mi dice che non c’è nessuna differenza, che lei si sente sempre la stessa di quando era una ragazzina almeno fino a quando non si osserva allo specchio e scopre una vecchia. Per questo, secondo me, è importante controllare le differenze causate grazie all’età ogni giorno nel proprio riflesso, così diventare anziani sembrerà più un’abitudine che una condanna. Io al momento invece mi guardo, spalanco la bocca e penso a quanto sia facile entrare nel corpo di una persona, quante vie di accesso ci siano (doppi sensi a parte) al nostro interno e mi sembra che apparati, organi, tessuti e persino cellule siano alla portata di mano molto più di quanto possiamo immaginare.

2 pensieri su “avere fegato e conservarlo con cura

  1. Te l’ho sicuramente già detto, ma scrivi troppo giovane per andare per i cinquanta.
    Sai, è tutto ben fatto, tutto al posto giusto, si capisce che non sei una sbarbatello appena uscito dal liceo, ma allo stesso tempo hai un modo di raccontare le cose estremamente giovanile, come quando il Luca mi racconta aneddoti in birreria. Se solo il Luca leggesse qualche libro e ogni tanto beccasse qualche cazzo di congiuntivo

    E ricordati che
    “facciamo il bene se ci viene e se non viene? Pace e fari spenti, non ti fermare solo per vedere i morti. Ecco i soccorsi senz’argomenti, stagli davanti!”

    1. amico, è una delle più belle cose che mi sono sentito dire da quando scrivo qui. La prossima volta in birreria pago io, a te e a Luca.

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