sto pensando a una nuova stagione di Quantum Leap in cui Sam Beckett torna indietro nel tempo solo per impedire che certe canzoni brutte vengano composte

Pubblicato il Pubblicato in alti e bassi di fedeltà sonora

Nel primo episodio della terza serie del telefilm “Quantum Leap” lo scenziato Sam Beckett in uno dei suoi più riusciti viaggi nel tempo riesce a convincere la sorellina del ragazzo che impersona temporaneamente di venire dal futuro eseguendo una struggente versione di “Imagine” di John Lennon chitarra e voce. La ragazzina ovviamente scoppia in lacrime perché capisce ma vorrebbe non aver capito perché avere qualcuno davanti che viene da un altro tempo non ti mette proprio a tuo agio (se volete vederlo l’episodio lo trovate qui).

Si tratta di un superpotere a cui penso spesso sia per poter comporre hit di successo già famose nel futuro e proporle nel passato e fare così i miliardi, ma anche per un effetto contrario, ovvero far qualcosa per spaventare a morte nel passato chi sta per comporre una canzone che sta per essere composta per diventare una hit di successo, in modo da farlo desistere e poi tornare nel futuro per godermi il presente senza quella canzone lì. Pensate a quanti tormentoni ci risparmieremmo. Che ne sarebbe stato dell’estate del 1979 se avessimo distratto con uno stratagemma qualsiasi Alan Sorrenti in procinto di scrivere “Tu sei l’unica donna per me”? Come sarebbe andata la storia della nostra canzonetta italiana se ogni volta in cui Lucio Battisti si fosse messo di buzzo buono per comporre qualcosa qualcuno di noi nei panni di un’avvenente fan, o di un venditore di enciclopedie, o nelle sembianze di un disturbatore della quiete pubblica lo avessimo interrotto? Ma pensate all’utilità che avrebbe una cosa simile al giorno d’oggi: immaginate a come si starebbe bene, nel 2017, senza “Despacito” o se a Francesco Gabbani qualcuno gli avesse dato da fare qualcos’altro e l’ispirazione per “Occidentali’s Karma” gli si fosse svanita nel nulla. Chiedo troppo? Magari poi a Francesco Gabbani gli sarebbe venuto fuori un brano diverso, oppure la stessa canzone vincitrice del Festival e incubo assoluto dei motivetti che ti rimangono in mente ma scritta in sette quarti. E se volete sapere come potrebbe rendere “Occidentali’s Karma” in sette quarti, ecco, l’ho fatto io in esclusiva per voi.

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