gli esami non finiscono mai e quando finiscono cominciano quelli dei figli

Pubblicato il Pubblicato in Spazio Pour Parler

Si dice che gli esami non finiscano mai. Ma anche se non fosse così, ad ogni modo finita la sessione di vita in cui siamo impegnati noi in prima persona inizia quella dei nostri figli. Noi arrivavamo a tredici anni più scafati di quanto non lo siano loro, forti dell’esperienza in chiusura della seconda e della quinta elementare. Per loro invece quello al termine della scuola secondaria di primo grado è il primo appuntamento con un assessment di fine ciclo, una prova che comporta la capacità extra di concentrare le proprie competenze in un test one-shot che poi sarà il leitmotiv della vita di noi esseri umani. In barba al rendimento medio è una prova specifica che ci assegna un punteggio, questo nella scuola, al lavoro e persino in amore. Possiamo fare i superiori finché vogliamo ma le regole del gioco sono ben definite da sempre e in tutto il regno animale, nessuno escluso.

Gli esami scolastici però si riconoscono dagli altri per certi dettagli che si ripropongono dalla notte dei tempi. Si tengono quasi tutti quando c’è un caldo torrido, il che impatta sulle condizioni fisiche e sull’outfit stesso dei candidati. Non ci si può vestire come i giorni normali perché il darsi un certo tono fa – non si sa perché – parte della prassi anche se una delle cose più tristi sono i ragazzini azzimati con i capelli impomatati nemmeno andassero a un matrimonio, questo comporta ascelle pezzate, chiazze sulla schiena e varie manifestazioni di dilatazione dei pori con annessi e connessi liquidi. In più di un’occasione risalta la differenza tra chi è impegnato negli esami e chi invece è già in vacanza, un aspetto che si nota nella postura con cui i primi si recano ancora a scuola e, dall’altra parte, i gesti rilassati di chi se la gode in short, bermuda, infradito e t-shirt dell’oratorio.

C’è poi l’agitazione che si avverte in tutta la famiglia dell’esaminando sino alla terza generazione compresi i parenti acquisiti, per non parlare delle notti in bianco dei diretti interessati a rigirarsi boccheggianti per l’afa tra le lenzuola madide. L’estate impatta profondamente su chi è impegnato negli esami con tutte le sue contraddizioni. La voglia di evasione si spegne nella volontà di tener fede agli obblighi, gli ultimi sforzi per acquisire più nozioni possibili da mettere a frutto tra scritti e orali, godere dell’anomala disponibilità del prossimo verso l’anello vulnerabile della catena degli affetti e ovunque le cose hanno un volto diverso. Se c’è il sole forte tremola tutto per quell’effetto di vapore che sale dall’asfalto, se è nuvoloso ci si ritrova in un parco deserto e da lontano si sente un pezzo con un solo di sax.

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