leggere emozioni

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Sono arrivato al punto del libro in cui lui si inginocchia sul Pont Neuf e chiede alla protagonista di sposarlo proprio nell’esatto momento in cui, chissà quando, me l’ero già immaginato. Un treno regionale diretto verso Lucca, una coppia di colleghi vestiti business casual che parlano di lavoro con un pesante accento toscano, il cellulare nel tascone sinistro dei pantaloni così pieno di novità da dare di continuo quell’effetto che sembra che vibri anche se non è vero, l’equivalente dell’illusione ottica applicato però alla sesto senso che è quello del desiderio, della vita che è un qualcosa dove scivoli con una velocità che non ha eguali in natura, figuriamoci sulle linee ferroviarie secondarie come questa dove, in certe stazioni, il regionale si ferma persino per far passare il suo omologo che viaggia nell’altro senso.

I libri si scelgono a volte a caso, questo dura poco meno di quattrocento pagine e conto di finirlo prima di rientrare a Milano, tanto è scorrevole. Ma nel forte deja vu che ho vissuto c’erano tutti i particolari: la copertina azzurra, l’interlinea a prova di presbiopia, la trama che è come sentirsela raccontare senza lo sforzo di scorrere le parole stampate e di soffrire la pesantezza degli occhiali da lettura sul setto nasale. E proprio come ricordavo, ma chissà da quanto lo ricordavo e perché è tornato in mente proprio nel momento giusto, maledetta mente umana e maledetti tutti i suoi misteri, ho riconosciuti i sintomi della commozione, il liquido dell’empatia che si ferma proprio sul ciglio degli occhi come se fosse l’aria, per una reazione chimica sconosciuta, a farlo evaporare immediatamente, l’auto-controllo arrendersi come le membra vittime di uno svenimento, la testa che crolla, il sole che sembra sporco dietro i vetri macchiati e il ronzio costante dell’aria condizionata, i due toscani che scendono alla stazione successiva, un foglio elettronico – proprio questo – a raccogliere tutte queste cose prima che qualcun altro se le porti via.

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