la sicurezza di rientrare a Milano

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Kamal ha bevuto abbastanza da vedere le scritte sul display degli orari tutte sfocate, ma quando mi si avvicina per chiedere informazioni sul suo treno non mi sento tranquillo. Poi però gli sorrido perché così sbronzo è buffo, più che pericoloso, e gli rispondo che il treno è lo stesso che aspetto io ma non è ancora indicato il binario di arrivo. Gli chiedo però che cosa ha bevuto e quando mi risponde di amare il chianti alla follia gli faccio notare che, considerata la temperatura e l’umidità dovuta all’ora tarda, non sia la bevanda più indicata.

Kamal vende frutta in negozio centralissimo in zona Cordusio ma vive a Quarto Oggiaro, la fermata prima della mia. Mi racconta anche dell’alterco con due suoi connazionali che gli ha procurato uno squarcio nell’avambraccio, saranno almeno sei punti, e uno più lungo sul fianco, entrambi inferti con la stessa bottiglia di birra spaccata che stava bevendo al momento del diverbio. Gli suggerisco di darci meno dentro con gli alcolici e si mette a sghignazzare, poi mi chiama fratello, mi stringe il pugno con una di quelle mosse che si fanno gli afroamericani per salutarsi nei film in tv, io rilancio con una universale pacca sulla spalla dicendogli di fare attenzione proprio mentre scende dal treno barcollando per tornare a casa, a Quarto Oggiaro.

Ora lo so che Quarto Oggiaro non è Colle di Val d’Elsa ma vivere a Milano a me dà una certa sicurezza che non saprei spiegare se non con la disinvoltura con cui Kamal mi ha chiesto il binario del treno, mi ha mostrato le cicatrici e poi si è dileguato verso la sua vita che non ho idea di come sia. Così ripenso a poche ore prima quando sono arrivato, sempre in treno, in un posto che si chiama Porcari, in provincia di Lucca, per un appuntamento di lavoro. Avevo una buona mezz’ora di margine prima che qualcuno mi venisse a recuperare in quel nulla così mi sono messo a cercare un bar per ripararmi dalla canicola, erano le due del pomeriggio e il sole cadeva picco. Non ho trovato niente di aperto e di utile, com’è facile intuire, ma l’esperienza negativa provata non ha avuto nessuna influenza su quello che mi sono portato a casa.

Porcari, in provincia di Lucca, o almeno la zona nei pressi della stazione, entra prepotentemente nella top ten dei posti più brutti in cui mi sono trovato mio malgrado per lavoro e se qualcuno di voi vive lì spero che non si offenda. Porcari, in provincia di Lucca, o almeno la zona nei pressi della stazione, è altrettanto brutta di Marina di Ravenna, Mestre, Gallarate, Pomezia, la parte industriale di Corridonia, il quartiere di Cinecittà a Roma, Val della Torre e Pescara. Ma chissà quanti altri posti brutti ci sono in Italia che non compaiono sulle guide turistiche perché nessun turista comprenderebbe come sia possibile che, in Italia, per un Colle Val d’Elsa c’è un Quarto Oggiaro, anzi forse più di uno. Kamal ed io, però, dalle nostre case di Milano vi mandiamo un saluto. Stare qui non ci fa temere niente per motivi diversi, e rientrare a Milano di venerdì dopo un viaggio di lavoro senza senso nel nulla della periferia del nulla di una zona industriale di un paese in Toscana che non avevo mai sentito prima, non so perché, mi fa stare tranquillo, mi fa sentire persino un po’ importante.

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