se la pelle sconosciuta è anche sincera

Pubblicato il Pubblicato in alti e bassi di fedeltà sonora

Non avete idea di quante amicizie ha rovinato Ivano solo perché non apprezza per nulla Björk Guðmundsdóttir, meglio nota come Björk. La nostra si è invece rafforzata proprio per quel fattore che abbiamo in comune. A me sta antipatico il personaggio e il timbro di voce mi urta come pochi, per non parlare dei cliché artistici ed estetici in genere, a partire (vedi pagina di Wikipedia) dall’eclettismo tra techno, alternative rock, jazz, elettronica, musica classica, trip hop, musica sperimentale, musica minimalista e d’avanguardia, per continuare con la continua ricerca musicale e vocale e le contaminazioni (dio, le contaminazioni) tra elettronica e l’uso dell’orchestra, le registrazioni fatte in una capanna in riva al lago, le collaborazioni (dio, le collaborazioni) con cantanti inuit, beatboxer, artisti giapponesi, avant-rocker, corali e scrittori, fino alle recitazioni nei musical e conseguenti palme d’oro e chissà quali altri premi.

Il problema è che qualcuno, magari proprio Ivano, dovrebbe alzarsi alla fine di un ascolto di gruppo di un disco di Björk o, per i più temerari, durante un concerto della popstar islandese ed esclamare a gran voce che “per me, la musica di Björk è una cagata pazzesca” e godersi i 92 minuti di applausi di tutti gli ipocriti che da vent’anni si riempiono la bocca con Björk solo perché, sin dai tempi di “Army of me”, non si può non affermare il contrario. Il cartello degli intellettuali aveva già identificato la sua straordinarietà artistica quando festeggiava il compleanno di chissà chi nei Sugarcubes con quei salti melodici che, se qualcuno facesse a me gli auguri così, correrei subito a casa a sentire “Opera prima” dei Pooh a tutto volume. Ho citato la band di Facchinetti non a caso. Ivano non solo rovina le amicizie perché sa cosa gli piace (e gli piace quello che conosce, spero abbiate colto la citazione) ma ha corso il rischio di mandare a monte il suo fidanzamento ormai ventennale per una storia parallela. Ha conosciuto Roberta in palestra, una parola tira l’altra poi un secondo aperitivo che segue a un primo giro e, per farla breve, sono finiti a letto. E se volete sapere perché Ivano poi è scappato a gambe levate la notte stessa da quella rischiosa situazione è perché, come un mantra nel cervello, gli si è riproposta in loop “Tanta voglia di lei”, la canzone più odiata dai fedifraghi fan della musica alternativa. Com’è possibile, infatti, nel 2017 rovinare ancora un momento ad elevato tasso erotico con la voce sguaiata di Dodi Battaglia che ricorda, a tutti gli amanti dell’amica di una sera, che si trovano altrove, che il loro posto è laaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa e che il loro amore si potrebbe svegliare. E in quel caso, davvero, chi la scalderà?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *