ascoltiamo i nostri sensi

Pubblicato il Pubblicato in Spazio Pour Parler

Credo che siamo d’accordo tutti sul fatto che l’orecchio sia una zona erogena, in entità e modalità differenti. Potete usare le orecchie nei vostri giochi con il partner lungo diverse procedure reciproche come farvi mordicchiare i lobi o penetrare la cavità con la lingua. Ognuno è più o meno sensibile e, come per tutte le cose così fortemente personali, in natura non mancano i detrattori di queste pratiche e c’è pure un nutrito movimento oto-onanista, passatemi il termine. Samantha, per dire, non resiste a infilarsi i bastoncini con la testa di cotone per rimuovere le impurità almeno una volta al giorno e dovreste dirglielo anche voi che, facendo così, rischia danni all’apparato uditivo, ma che volete farci. Ha passato persino in rassegna numerosi modelli di auricolari per soddisfare questa sua smania di avere un riempitivo costante e di apporre una barriera tra sé e l’esterno. Oggi indossa quelli dell’iPhone anche quando non ascolta musica. D’inverno li tiene addosso perché le danno una sensazione di protezione dal freddo e dalle intemperie, d’estate invece prevale l’idea che l’ergonomia di quel tipo di prodotto non abbia eguali. La forma a goccia conferisce l’illusione che qualcosa stia per cadere dentro al condotto senza però cadere mai, prolungando a piacimento la sensazione. Niente a che vedere con i modelli con il gommino, sicuramente più stabili per questioni di diametro ma molto meno efficaci. Anch’io ho recuperato un paio di auricolari dell’iPhone che utilizzo sia per il telefono (Android) che collegati al portatile, in ufficio. Quando Samantha ha condiviso la sua perversione di tenere sempre le cuffie addosso ci ho provato anch’io, con ottimi risultati. Forse il limite è il colore dell’auricolare in sé che, stando a contatto con l’interno del nostro corpo, tradisce a volte la scarsa cura e igiene del proprietario. E siamo in molti a sperare che, a furia di mettere e togliere gli auricolari, prima o poi il genere umano si adatterà a non produrre più sostanze ormai di dubbia utilità, la cui finalità prevalentemente protettiva sarà soppiantata da dispositivi pensati per assolvere a più funzioni, non ultima l’ascolto della propria musica preferita.

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