samba

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Mia figlia ora frequenta una bella scuola nel centro di Milano. Sulla bontà della scelta ne riparleremo alla fine del primo quadrimestre. Sulla qualità dell’esperienza invece è facile cogliere dei fattori positivi già alla seconda settimana. Al di là dell’identità e della storia che permea il liceo che frequenta ci sono numerosi aspetti collaterali tutt’altro che secondari. Il tragitto dalla stazione si snoda lungo il centro, Sant’Ambrogio, la Cattolica, e credo che iniziare la giornata girellando in un posto così non abbia confronti, soprattutto con certi istituti di periferia o fuori mano.

Poi ci sono altri aspetti che, visti con gli occhi di una ragazzina ai primi approcci con la metropoli senza i genitori, devono sembrare pieni di meraviglie, a partire dal frequentare a quattordici anni la stessa scuola di semi-adulti diciottenni. In generale, però, a quanto ci risulta dai racconti, a essere speciale è la varietà della composizione della popolazione di quel liceo, così eterogenea rispetto all’idea di scuola maturata alle medie inferiori in cui impera un gap anagrafico pressoché irrisorio tra i più piccoli e più grandi, massima omologazione nella convivenza sociale, il tutto a fronte di minime esigenze di autoaffermazione, di costituzione di gruppi orizzontali secondo passioni e interessi, di necessità complesse extrascolastiche, il tutto principalmente dovuto all’età dei ragazzi.

E poi al liceo c’è Samba. Samba dev’essere un ragazzo africano che bazzica la zona perché conosce l’altruismo di chi frequenta quella scuola, che già mi dicono essersi manifestato più volte. Come molti ragazzi africani vende di straforo le sue cose e, a quanto si racconta, è una presenza costante, una sorta di mascotte che si presenta all’ora di uscita. Capita che chi vive o lavori in strada trovi delle nicchie umane di accoglienza, e questo credo che al netto di tutto sia una bella cosa.

Mia figlia deve aver incontrato Samba la prima volta qualche giorno fa, forse al consolidarsi dell’orario definitivo. Samba ha dato il benvenuto a suo modo, ai ragazzi di prima come lei, regalando a chi voleva uno di quei braccialetti colorati che gli ambulanti in Piazza del Duomo tentano di appiopparti insieme agli elefantini di legno e che gli adulti dribblano in tutti i modi possibili. Mia figlia è ancora all’oscuro di queste strategie per evitare di farsi chiedere offerte e di farsi vendere qualcosa. Ci ha mostrato piuttosto fiera il braccialetto colorato, e credo che ogni colore abbia un significato, ricevuto in dono da Samba. Nuova vita, nuove avventure, forse piccole per chi non le prova, comunque facili da immaginarsi. Tutto qui.

2 pensieri su “samba

  1. Magnifico entrare così nel mondo dei più grandi. Però facevomcaso che tua figlia da qui l’abbiamo anche vista entrare alle medie. Insomma, stiamo seguendo la sua crescita e io mi sento un po’ zia. Vecchia, zia

    1. rileggevo qualche giorno fa un post di quando avevamo il pesce rosso in casa, forse era ancora in prima elementare e (bei tempi) non c’erano nemmeno i gatti in casa. Il bello di avere un blog è anche questo.

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