le cose che fanno stare in pensiero

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Il modo più veloce per addormentarsi, secondo la più recente relazione del Denver Oneiric Institute, si conferma per l’ennesima volta la proiezione fantastica di situazioni di approccio romantico con la persona su cui si ripongono maggiormente le proprie mire, a partire dal momento in cui ci si corica. La novità di quest’anno è la seconda posizione occupata da LinkedIn, ma sulla tediosità del più celebre social network dedicato allo stalking professionale e sul suo involontario contributo a favorire il sonno dedicheremo un servizio a parte.

Questa volta invece vogliamo andare a fondo su questo fenomeno diffusissimo il cui primo posto nelle classifiche di settore non è mai stato messo in discussione. Ed è curioso che si tratti di un metodo comune alla stragrande maggioranza del genere umano a giudicare dal punteggio ottenuto, malgrado le occasioni di confronto su queste tematiche così intime siano precluse dal pudore dei singoli. D’altronde, finché non ci sarà dato modo di leggere nelle teste altrui saremo liberi di immaginarci quello che vogliano e, detto tra noi, speriamo di non essere costretti un giorno a condividere anche questa parte del nostro corpo. Ci hanno davvero preso tutto ma almeno un apparato, l’anima o la mente o quel che è, rimarrà per sempre di nostra pertinenza.

Questo per dire che nessuno ammette di “farsi i film mentali”, come dicono le nuove generazioni, ma se si tratta di un’attitudine che riguarda tutti quanti nessuno escluso probabilmente c’è qualcosa sotto e si vede che fa parte della nostra natura, allo stesso modo per cui gatti domestici a migliaia di km di distanza assumono lo stesso comportamento trovandosi sulla pancia dei rispettivi proprietari seduti sul divano di fronte alla tv o per cui cani che non si sono mai visti né parlati quando gli lanci l’osso lo riportano senza discutere al cospetto dei piedi del padrone.

Per questo, caro Ale, non ti devi preoccupare e so che Cristina è ancora bella come un tempo. Saranno tutte quelle distanze che macina in montagna che la tengono in forma anche se il suo abbigliamento tecnico entry-level con cui me l’hai mostrata di certo non contribuisce a renderle giustizia. Delle sue foto su Facebook che mi hai mandato ti confesso che la mia preferita è quella in cui si sforza di spingere la piccola giostra scassata. I suoi due bimbi che vi siedono sopra sembrano comunque divertirsi malgrado le condizioni del parchetto sul mare in cui sono stati ripresi e, più in generale, malgrado la cittadina in cui vivano ora dopo che Cristina ha divorziato. Caro Ale, puoi riprendere a rivivere tutti quegli episodi che non hai mai sperimentato dal vivo bloccato con le spalle al muro dalla timidezza, tanto non sei mai riuscito nemmeno ad approfondire la conversazione mentre la pensi, sdraiato sul letto a pancia all’insù, visto che sprofondi nel sonno dopo pochi minuti, un tempo non sufficiente a far sì che Cristina si ricordi di te.

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