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condannati in appello

Si chiamano Jonathan, Chantal, Nathan e Alyssa e sono i quattro figli di Giancarlo e Cristina, che malgrado i loro nomi tradizionali hanno scelto per i loro pargoli un’esperienza di naming nel segno della modernità. Giancarlo e Cristina non li conosco ma sono sicuro che per i loro figli fanno di tutto per assicurare il meglio. Sfondi per il desktop dello smartphone evocativi di una natura incontaminata lontana ma non irraggiungibile, accorgimenti curativi al riparo dalle lobby e da Big Pharma, Sky, aforismi e haiku da tatuarsi in bella scrittura sui potenti avambracci paterni o lungo i sinuosi incavi materni grazie ai quali muovere i primi passi nell’affascinante mondo della lettura dei gruppi di informazione libera sui social network.

Se invece voi li conoscete, Giancarlo e Cristina, chiedete loro se una così approfondita ricerca dell’originalità è tutta farina del loro sacco oppure qualcuno ha contribuito con uno di quei libri che ti aiutano a trovare il destino nel nome. D’altronde perché biasimare chi cerca di tracciare un solco per il futuro della propria prole.

Chissà cosa vuol dire allora Jonathan nella lingua originale a cui appartiene quel nome, chissà quale è il significato di Chantal in quella terra remota da cui proviene, quali terre inesplorate percorre il valoroso guerriero Nathan e quali segreti custodirà, nel suo tempio, la sacerdotessa Alyssa. Peccato che, qui in Italia, nessuno è in grado di cogliere appieno la portata di significato e di significante di nomi di questa profondità. Possiamo immaginare gli amici di Jonathan che ne americanizzano il nome con un banale Johnny, Chantal che illumina sulla pronuncia corretta del suo nome i suoi professori a scuola, Nathan che si schernisce se lo sottopongono all’abbreviazione Nat, o Alyssa che si vergogna un po’ di quell’anomalia di cui non ha colpa e dice alle ragazze, che ne sono all’oscuro, di chiamarsi Alice.

Sia che conosciate Giancarlo e Cristina o che per voi siano degli emeriti sconosciuti, chiedetevi solo come potranno chiamare il quintogenito, qualora decidessero di ingrandire ulteriormente la famiglia, e provate a immaginare a che nome potrebbero dare a un cane, se ne prendessero uno.

2 pensieri su “condannati in appello

  1. Non ricordo quale tribù indiana attribuisse un primo nome alla nascita dei figli e lasciasse poi a loro la possibilità di sceglierne uno a una certa età… o forse lo cambiavano solo in base alla personalità dell’individuo…

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