novecento e rotti

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Io al novecento gli voglio bene. È stato con me per trentatré anni, mica paglia, poi un bel giorno se n’è andato ma io avrei voluto tanto che rimanesse. Il novecento mi ha dato molto e lo conservo ancora tutto. In casa e in cantina, ma anche dentro di me, nelle cose che dico e nel modo in cui le dico, nelle cose faccio e anche nel modo in cui le faccio. Non me ne vogliano quelli del duemila, ma il novecento è stato così ricco di cose che ad oggi risulta insuperabile.

Poi il novecento che ho conosciuto era già vecchio e si era già gettato alle spalle certi comportamenti disdicevoli che si studiano nei libri di storia, o almeno che si studiavano nel novecento. È stato come uno di quei nonni che ne ha combinate di cotte e di crude da giovane per poi elaborare tutto quel bagaglio esperienziale solo per il bene dei nipotini. Per farvi capire, conoscevo un signore pugliese che viveva qui vicino che ogni volta non perdeva occasione di raccontarmi i prodigi scolastici dei bambini di sua figlia. Quando questo signore è morto, sono venuto a sapere per caso che in passato era stato una specie di boss della mala dei dintorni, sempre con il coltello in tasca e pronto a usarlo. Anche questa, se ci pensate, è una storia da novecento. Provate a immaginarla così, in bianco e nero, alla periferia di Milano negli anni ’60. Ecco, a me il novecento mi ha ha adottato nello stesso periodo.

Il nonno novecento mi ha fatto conoscere scrittori, compositori, registi e personaggi pubblici che porto nel cuore ancora adesso, mentre in giro non si fa altro che far finta di nulla. Da quando è finito il novecento ci sono stati moltissimi tentativi per far dimenticare a tutti noi quanto il novecento fosse amorevole nei confronti dell’uomo. Lasciate perdere i genocidi, le guerre e i milioni di morti. Ai detrattori non posso che dire di aspettare il 31 dicembre 2099 e vedere come è andata a finire e fare un confronto, numeri alla mano. Soprattutto perché sembra proprio che tutto quello di buono che ha costruito nonno novecento, oggi tutti cerchino di dimostrare che sia superato. Superfluo. Controproducente. Anacronistico. Antieconomico. Peggio di un costo fisso. Inutilmente astratto, per non dire peggio.

Allora vi invito a riflettere sullo stato sociale, l’accoglienza, il primato della ragione, la solidarietà, l’unità, il dialogo, l’impegno, il rock, la cultura, la satira, la sanità pubblica, il rispetto. Io al novecento gli voglio bene perché mi ha raccontato tutte queste cose, mi ha insegnato la loro importanza. E oggi in cui non c’è più niente mi chiedo quando è stato che abbiamo deciso che il novecento valesse meno che un soldo bucato. Ma se volete bene al novecento, come gliene voglio io, capirete perché l’errore è stato invece nel fare finta che sia sempre stato così, come si vive oggi. Ma non è vero. Per questo, se avete invece delle prove in casa del novecento, è giusto esporle e divulgarle il più possibile.

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