dimmi che genere fai e ti dirò chi sei

Pubblicato il Pubblicato in alti e bassi di fedeltà sonora

Essere fraintesi musicalmente è una delle sensazioni peggiori in cui si possa imbattere un artista o, peggio, una band. Un artista che fa musica da sé se la prende individualmente. Le band invece notoriamente sono più presuntuose del singolo perché, come è facile immaginare, entra in gioco la dinamica del branco e la consapevolezza delle proprie potenzialità – reali o immaginarie. E quindi spero vi sia chiaro che la lesione dell’ego, in caso di cantonata altrui, sarà più profonda perché non solo moltiplicata per il numero dei componenti, ma anche amplificata all’ennesima potenza per spirito di appartenenza a una squadra. In poche parole, un macello. Per farvi capire, a me è capitato un paio di volte. Suonavo rock progressivo e siamo stati scambiati per gruppo heavy metal solo perché, in un brano, avevamo scelto un andazzo ritmico che taluni riconducevano a una celebre hit degli Iron Maiden. Un’altra volta, almeno trent’anni dopo, la registrazione di un brano post punk cantato in italiano, roba per la quale c’eravamo ispirati addirittura ai The Sound di “Jeopardy”, è stata scambiata per poco più di un tributo ai Litfiba del periodo tamarro di El Diablo. Per non parlare di quella volta in cui ho fatto ascoltare al mio insegnante di pianoforte un paio di pezzi del mio primo complessino rock registrati alla bell’e meglio su una cassettina e quello si è addormentato durante la riproduzione, e anche se qui siamo un po’ off-topic mi serve come assist per la vera notizia: quelle canzoni lì che per noi erano di genuino rock italiano, vi parlo del 1982, per altri era solo rock demenziale. Demenziale a me? ci eravamo chiesti tutti quanti. Noi così duri e puri e seri e veri? Dare del pop a un rockettaro, smorzare le velleità reggae altrui criticando l’assenza del levare, sottolineare l’orecchiabilità del ritornello a un cantante doom metal o banalizzare il jazz di uno che ci tiene ammiccando il suo essere perfetto per una trasmissione di Bertallot con quella sua musica così superata può portare gente che suona a vere e proprie crisi di identità. Se volete mantenere l’amicizia con un musicista, il mio consiglio è di dirgli sempre quello che vuole sentirsi dire tanto, tempo qualche anno, smetterà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *