sei quello che fai e fai quello che sei

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È stata smentita la notizia secondo cui oltre ai vari Levante, cantautrice, Monica Calicchio, CEO di Tailoritaly e Massimo Ciociola, il fondatore di Musixmatch, ci fosse anche Ivan Petrazzi tra i testimonial della recente campagna pubblicitaria della Huawei “I am what I do”, realizzata per il lancio del nuovo smartcoso di cui mi sfugge il nome. Avevo avuto qualche dubbio qualche giorno fa alla fermata della 94 . Quei sistemi dinamici in cui si alternano i poster delle réclame continuavano a mostrare in rotazione i selfie dei tre vip di cui sopra, mentre di Petrazzi non c’era nemmeno l’ombra. D’altronde lo storytelling dei sentimenti non premia i cialtroni e io ne so qualcosa. Già speravo di vedere il sorriso da scemo di Petrazzi fare capolino nei punti strategici della città più operosa d’Italia, in cui il motto “I am what I do” è la morte sua, ma il significato della sua assenza è un messaggio chiaro. Se la vita è “I am what I do”, uno che non sa cosa fare chi è? Che vita fa? Poco fa ho sentito alla radio la conferma in una sua intervista. “Non sapevo cosa fare sin dai tempi del liceo”, ha dichiarato Petrazzi, “quando frequentavo quel gruppo di ragazzi perditempo per il quale, pur comprendendone il potenziale distruttivo, provavo un forte senso di appartenenza. Da quel momento ho perso la voglia di studiare, ho lasciato la scuola, ho fatto errori su errori e così mi sono sentito in dovere di declinare l’invito. Che figura ci avrei fatto, sul quel telefono da migliaia di euro?”. Chissà cosa sarebbe diventato oggi, Ivan Petrazzi, oltre al testimonial mancato della Huawei, cosa che peraltro, secondo me, si è inventato di sana pianta. “La cosa buffa è che dopo così tanti anni ancora adesso non saprei dirvi che mestiere mi piacerebbe fare”, conclude Petrazzi, “se non, appunto, non fare un cazzo”.

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