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le mutande del Tenente Ellen Ripley

E scusate se vado subito al sodo. Le mutande del Tenente Ellen Ripley o, meglio, il Tenente Ellen Ripley in mutande è uno dei motivi per cui molti di noi non rinuncerebbero a una replica di Alien (il primo e unico Alien) per nulla al mondo. Sì, sono d’accordo, e il film è bello e Ridley Scott e poi è l’archetipo di un filone che oggi e mai come oggi, con Stranger Things, è ancora nei calendari editoriali di molti socialmediacosi di ogni settore e dimensione e balle varie. Ma la splendida e involontariamente sensuale Sigourney Weaver in underwear mentre trova il modo più efficace per sbarazzarsi di quella schifezza che si ritrova come ultimo membro abusivo dell’equipaggio tranne se stessa, costituisce ancora oggi una delle vette ispiratrici dell’autoerotismo ineguagliate per chi ha avuto la fortuna di far coincidere le prime esplorazioni del piacere con l’uscita del film in questione. C’è poi un aspetto tutt’altro che secondario: verso la fine dei settanta l’estetica di biancheria intima femminile imponeva canoni volumetrici e geometrie piane di questo tipo. Triangoli su triangoli così bassi che oggi ci appaiono vestigia folcloristiche di proporzioni tra corpo e nudità oramai archiviate dalla storia e considerate alla stregua delle toghe dei romani o del tabarro ottocentesco. Eppure per ragazze di ogni estrazione sociale, ai tempi, le mutande del Tenente Ellen Ripley costituivano la normalità. Non che ne avessi avuto una qualunque fortunata testimonianza diretta, ero poco più che bambino, ma chi aveva sorelle maggiori le vedeva spesso appese con le mollette sugli stendini o stese sui caloriferi per accelerarne la disponibilità. Proprio ieri hanno trasmesso il celeberrimo cult su una rete del digitale terrestre. Mia moglie faceva zapping mentre ero prono sul PC a portarmi avanti col lavoro quando ho alzato gli occhi e ho rivisto lei, il mio tenente preferito con la sua mise inconfondibile. Anzi, con la sua non-mise, considerando che, così striminzita, lascia davvero poco alla fantasia. Un colpo d’occhio davvero spaziale.

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