alti e bassi di fedeltà sonora

abbassa la tua radio per favore

Non so che spot fosse ma ricordo solo che riproponeva una canzone più che discutibile che è “I can’t stand it (no more)” dei Twenty 4 Seven, un gruppo che Wikipedia definisce addirittura di eurodance e che, se Dio vuole, non esiste più. Il titolo stesso incorpora il destino di tale pezzo nel nome: ti porta a sfinimento e non la sopporti più. Ma la propensione o meno all’ascolto non vale se la nuova moda è quella di usare lo smartphone come una tv o uno stereo portatile sui mezzi pubblici e di farlo anche nei casi in cui non si dispone di un auricolare, includendo così gli astanti, loro malgrado, nella fruizione involontaria del servizio.

Un ragazzo qualche posto più in là, sulla metro, poco fa ha fatto partire il trailer di un film da commentare con gli amici ma, come accade per molti dei contenuti di cui usufruiamo gratuitamente sul’Internet, il dazio da pagare è la pubblicità prima che inizino che in alcuni casi la si può skippare in altri no. A me capitano sempre casi no, e il caso vuole che a introdurre il video in questione ci fosse una delle canzoni più idiote della storia della musica mondiale, giustamente condannata all’oblio se qualche creativo del cazzo non l’avesse riesumata a scopi commerciali.

Per non parlare del trailer che l’ha seguita, che era quello del nuovo film di Ligabue per il quale non sorprende che in molti si chiedano quale sia la tonalità del film, che tanto poi la successioni di accordi della pellicola è facile da intuire. Quando invece mi imbatto in ragazzini che ascoltano la loro musica ad alto volume, disturbando me e tutti gli altri passeggeri con il loro reggaeton del cazzo, mi viene voglia di accendere il mio, di smartphone, e mettere a palla qualcosa come i Rage Against The Machine, giusto per mettergli in testa che non è tanto il volume con cui danno fastidio quanto la loro musica di merda.

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