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guarda caso il prefisso è lo stesso

Ringrazio il Portale dell’automobilista che mi ha ricordato che tra pochi giorni mi scade la patente, mentre il sito della Regione Lombardia su cui si possono pagare i tributi – quello che una volta si chiamava il bollo – mi dava un errore di calcolo (almeno è questo con cui si giustificava il sistema) e così alla fine l’ho pagato come si faceva una volta, uscendo di casa.

A trentadue anni di distanza ho così dismesso la mia vecchia patente rosa, ancora tutta farcita di marche da bollo, in condizioni disastrose e, soprattutto, con su una foto di quando avevo diciassette anni che a definirla impresentabile è dire poco. Una pettinatura allucinante, perché non mi era stato permesso di utilizzare la foto nel modo in cui mi conciavo allora con la cresta cotonata. Una collana zarrissima donatami dalla mia fidanzata dell’epoca. Una faccia distrutta dal dolore post-adolescenziale, considerando che la suddetta fidanzata dell’epoca mi aveva scaricato proprio qualche giorno prima di quella fototessera.

Ho portato con me quella fedele rappresentazione di un episodio vergognoso da diversi punti di vista fino a ieri, quando mi è stata consegnata la patente nuova di zecca, in plastica rigida e finalmente la faccia da cinquantenne che mi merito. La bella notizia, però, è che la vecchia non mi è stata ritirata, come temevo, perché sì che ci ho guadagnato nel cambio ma, attaccato come sono alle cose, dover rinunciare alla testimonianza di un pezzo della mia vita così importante mi sarebbe dispiaciuto.

L’esame ve lo ricordate? Io si, anche perché l’ho dovuto sostenere nuovamente una decina d’anni dopo a causa di un incidente in cui ero stato coinvolto. Il primo, però, era stato una passeggiata, anche se a bordo della macchina. Qualche centinaio di metri, prima seconda terza quarta terza seconda prima e poi stop, avanti un altro. Ma la cosa di cui sono orgoglioso è che me l’ero pagata interamente con i miei risparmi iscrivendomi di nascosto a scuola guida e non saprei dire il motivo. Non credo che i miei genitori si sarebbero rifiutati di sostenerne la spesa in mia vece. Però boh, era andata così, mi sentivo grande e autonomo e, guarda caso, il prefisso è lo stesso di automobile.

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