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i 10 modi più fruttuosi per trascorrere il tempo in ufficio durante quei venti/venticinque minuti che intercorrono dal momento in cui accendete il pc a quando è utilizzabile a tutti gli effetti

Io che sono un folle entusiasta della tecnologia e delle opportunità che tutto ciò che concerne il digitale, elettronica, Internet e similia offrono al genere umano, odio con tutte le mie forze il personal computer che uso in ufficio. Il personal computer che uso in ufficio ha un nome e un cognome: Lenovo G50, processore Intel Core i5, sistema operativo Windows 10. Ed è una merda.

Ogni mattina lo accendo e da lì si dipana una varietà di trame esperienziali che si articola in diverse casistiche.

L’avvio del PC va a buon fine

Questo comporta che da quando premo il pulsante di accensione al momento in cui Windows mi chiede di inserire la password trascorrono dai cinque ai sette minuti, che posso passare osservando quella cazzo di animazione delle palle che girano che è la perfetta metafora dello stato d’animo dell’utente Windows. Altre volte lo schermo è grigio scuro e non c’è un cazzo da guardare se non la mia espressione esasperata riflessa.

La digitazione della password dà il via a una serie di processi occulti che portano, dopo circa otto/dieci minuti buoni, alla comparsa del desktop su cui, una per una e prendendosi giustamente il tempo che ci vuole, tanto non ho un cazzo da fare, fanno la loro comparsa le icone di file, cartelle e collegamenti vari.

Oramai la pratica quotidiana mi ha insegnato a riconoscere il momento giusto per provare ad avviare un programma, come se il pc fosse il motore di una macchina lasciata fuori dal box in inverno. Lancio Outlook perché so che è quello che ci mette di più. Clicco sull’icona e molto spesso sembra non succeda nulla. Lascio passare un paio di minuti e riprovo. A quel punto Outlook mi chiede se voglio che si avvii in modalità provvisoria perché il precedente avvio (quello che ho tentato due minuti prima) non è andato a buon fine. Rispondo di no e questa volta sembra attivarsi per davvero.

Il programma di posta si avvia e impiega altri cinque/sette minuti buoni per rendere le email utilizzabili a tutti gli effetti. A onor del vero, dipende anche dalla quantità e dal peso della posta che si deve scaricare. Ma non è finita qui: appena si conclude il download delle email ricevute, solitamente la prima per la quale tento di comporre una risposta manda in palla Outlook e lì capisco che non devo fare nulla se non attendere qualche altro minuto.

L’avvio del PC non va a buon fine

Qualche volta l’esito della macumba che devo rigidamente osservare descritta qui sopra non è dei migliori. Arrivo alla comparsa del desktop con le icone e, cliccandoci sopra per attivare un qualsiasi programma, non accade nulla se non la riproduzione di un inquietante bip da linguaggio macchina, un sinistro suono dell’informatica primordiale che trasmette tutta la drammaticità della situazione. Il PC sta evidentemente soffrendo e si esprime nel più basso livello che conosce, dando fondo a quel poco di reattività che gli rimane.

Toh, che strano, c’è un aggiornamento

C’è poi la variante dell’aggiornamento di Windows 10, la cui frequenza – per i non addetti ai lavori, ovvero il 99,99% dell’utenza PC – costituisce una estenuante fonte di stress. Quanto tempo durerà? Le percentuali di completamento del processo sono reali o indicano valori a cazzo? Il tempo PC è lo stesso del tempo uomo? A botte di “si prega di attendere” vanno via altri dieci minuti, ma tanto che importa, sono comunque pagato anche per osservare l’intelligenza artificiale che si sistema autonomamente.

Invecchiare aspettando programmi che si attivino

Il resto della suite di Microsoft Office se la cava dignitosamente. Word – il mio principale strumento di lavoro – ci impiega solo qualche secondo, il resto non mi dà grossi problemi. La mia bestia nera, probabilmente a causa della RAM esigua del computer che utilizzo, è Adobe Photoshop. Quando so che devo utilizzarlo, lo avvio con lauto anticipo, almeno una decina di minuti prima ed è una stima in difetto. Clicco l’icona di Photoshop e poi continuo a fare quello che devo fare lasciando che sistemi tutte le sue cose in background. Dovreste vedere come si comporta poi il cursore quando devo muoverlo verso il menù in alto per aprire un file, azione che una volta lanciata si sentono quasi gli ingranaggi scricchiolare dalla fatica che fa.

Manca qualcosa?

Una variante è che il PC si avvia, sempre con i tempi qui sopra descritti, ma si dimentica qualche pezzo fondamentale, per esempio il driver del dispositivo di puntamento, in parole povere il touchpad che permette di spostare il cursore. Quindi devo collegare un mouse all’usb e riattivare sia il dispositivo che i tastini sotto. Questa caratteristica mi costringe a girare sempre con un mouse a portata di mano quanto sono fuori ufficio, perché se si avvia con il mouse disattivato sono cazzi.

Per lo meno è un portatile e lo si può usare ovunque.

Eh sarebbe bello se non fosse che non si avvia senza essere collegato alla rete elettrica. Una volta acceso, la batteria (pur con un’autonomia da barzelletta) alimenta il PC, ma non saprei dire per quale motivo non permette l’avvio del PC. Per fortuna non mi muovo spesso, ma quando succede devo sempre sperare che ci sia una presa di corrente per poterlo usare.

Non voglio drammatizzare, ma il punto è che i taglialegna che osservavo dalla finestra del mio ufficio proprio questa mattina mentre ingannavo l’attesa di quei venti/venticinque minuti che intercorrono dal momento in cui accendo il mio PC a quando è utilizzabile a tutti gli effetti, loro utilizzano strumenti di lavoro che li metti in moto e, un paio di secondi dopo, sono operativi. Io, che a differenza loro lavoro nel terziario avanzato, subisco il quotidiano logorio dovuto agli strumenti di lavoro che non funzionano al meglio.

Noi tutti che operiamo otto ore al dì al computer ci aspettiamo che il nostro PC funzioni come la motosega di un taglialegna. Schiacci un pulsante on e tutto va immediatamente. Eppure un tempo era così. Nel 1997 usavo un Apple Power PC 4400 con sistema operativo sette punto qualcosa. Tra l’inconfondibile suono di avvio e le piene funzionalità trascorrevano una manciata di secondi. Forse è l’annoso problema di differenze tra PC e MAC, ma questo non lo so, non è il mio mestiere. Spero di poter svolgere, un giorno, una professione in cui il PC sia un di più che si usa come si fa con la calcolatrice, solo per fare operazioni circoscritte quando occorre e non per fare il lavoro in sé.

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