Spazio Pour Parler

un manifesto per le nuove discipline

Paolo ha i capelli capelli color ginger e da quando studia al Dams si crede diversamente intellettuale e per questo sostiene – per scherzo – di essere affetto da una grave forma di rutilismo. Quando lo racconta assicura che c’è gente che ci crede. Per fare un po’ di cresta sul budget che i suoi genitori gli hanno messo a disposizione vive in affitto nel retro di una cella campanaria in una chiesa desueta, una torre in cui nessuno per fortuna si sogna di suonare l’Ave Maria o anche solo il rintocco per scandire le mezz’ora. In quella specie di segreta da inquisizione non c’è né elettricità né acqua corrente, ma spendendo meno della metà di una camera completa di tutte le comodità riesce a soddisfare, con una cifra più che accettabile, la sua attitudine a passare il tempo in acido. Si lava accettando a turno inviti da compagni di corso, sfrutta le biblioteche di facoltà per le ore diurne, mangia dove capita e dorme vestito e con uno strato di coperte militari da record nei mesi più freddi.

A parte le esigenze entry level, per tutto il resto quasi non se ne accorge. Nel mondo dell’alterazione sensoriale dovuta alla chimica ci sono altre priorità. Ho trovato pochi mesi fa, mettendo in ordine il mio dimenticatoio, un rullino di foto scattate quando siamo stati insieme in vacanza da Marco. Anche Marco studiava al Dams ma abitava in un bilocale dentro le mura. Ha invitato me perché volevo stare un po’ a Bologna, e Paolo perché voleva abitare in una situazione decente almeno per un paio di settimane, senza però rinunciare agli acidi. Ho fatto sviluppare le foto e sono tutte straordinariamente rovinate da righe orizzontali, come se anche la fotocamera analogica che le ha scattate proiettasse le cose come Paolo le vedeva dall’altra parte delle sue droghe sintetiche. Camminavamo per Bologna e mi descriveva i palazzi, i colori, le persone, la musica, solo come le vedeva lui. Mi sono chiesto, ricordando quella vacanza, se il Dams esista ancora, oggi che ci sono corsi di laurea con nomi altrettanto inutili ma che, pronunciati privi di un acronimo che ne tuteli il segreto, risultano molto meno affascinanti.

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