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pensione incompleta

Quante volte abbiamo scherzato, da giovani, sulla pensione, sul fatto che non arriveremo mai alla pensione, che chissà quando andremo in pensione, che non vediamo l’ora di essere in pensione, che quando saremo in pensione faremo un sacco di cose eccetera eccetera. Oggi basta un username e una password per proiettarci nel sé anziano – sempre che sia sopravvissuto agli eccessi che hanno caratterizzato le ultime generazioni – che ci aspetta dal meraviglioso mondo del retirement, lo dico in inglese così limito le ripetizioni e il presente testo guadagna in scorrevolezza.

Ma, a essere precisi, username e password non sono sufficienti per accedere al proprio profilo previdenziale, e per questo dobbiamo ringraziare l’inventore dell’identità digitale che, insieme alla posta certificata, fanno una coppia di soggetti tipicamente italiani che solo dei burocrati italiani potevano inventare. Voglio dire che va bene prendere precauzioni, però perché aziende in cui ci sono ben altre informazioni sensibili – Amazon in primis – hanno sistemi più snelli di protezione dei dati per accertarsi di chi vi accede? Se non l’avete ancora fatto, quindi, munitevi di SPID o del fantomatico “PIN dispositivo” e aprite il baule digitale dei ricordi INPS in cui qualcuno ha custodito per voi tutti i contributi versati nella vostra storia lavorativa.

Ma l’aspetto più interessante è che, come saprete, una volta dentro è possible azzardare una previsione sulla data in cui potrete dare il benservito alla parte produttiva del paese per godervi il resto del tempo e riposarvi dopo una vita di fatiche. E immagino che, come è capitato a me, la sorpresa sia stata proprio quella di venire a conoscenza che ne avrete fino a sessantotto anni. Tanti auguri, è quello che ci diciamo reciprocamente. L’unico dato positivo è che, superati i cinquanta, non sembra nemmeno così distante. Il giochino da fare per casi come questo è sempre lo stesso: guardatevi indietro, pensate a cosa facevate o che disco è uscito tanti anni prima quanti sono quelli che vi mancano per salutare i colleghi, e vi sentirete meno tristi. Certo, chissà come saremo ridotti a sessantotto anni, ma questo è un altro discorso.

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