alti e bassi di fedeltà sonora

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Al mondo ci sono solo due modi per sentire un rubinetto che sgocciola in inglese così tanto. Il primo, il più famoso, o, in ordine cronologico, il primo a essere comparso sulla faccia della terra, è “10:15 Saturday Night” che è quel bellissimo brano dei The Cure che apre quel bellissimo album che è “Three Imaginary Boys”. Se volete invece stupire gli amici, ditegli che voi siete riusciti a sentire quell’inequivocabile suono che richiama l’intervento di un idraulico in una canzone dei Massive Attack. Proprio così. “Man Next Door” è la traccia numero sette di “Mezzanine” e, se fate attenzione, potete sentire un campionamento della voce e della chitarra di Robert Smith tratta dal loro pezzo che mai si sarebbe aspettato, alla sua uscita nel 1980, intanto di essere digitalizzato e, quindi, di essere infilato come sample in una specie di cover di un pezzo dei The Paragons, gruppo reggae degli anni 60, poi rifatto da Horace Andy che, ospite dei Massive Attack, presta la voce alla band di Bristol proprio in questo pezzo.

Una coincidenza che, proprio ieri, “Mezzanine” dei Massive Attack abbia compiuto venti anni? Non lo so. Resta il fatto che è molto strano che, un disco così vecchio, sia stramaledettamente ancora così moderno. Anzi, sembra un ellepi di quelli che si possono prevedere come la musica del futuro. Come sarà la musica fra dieci, venti, trent’anni? Come “Mezzanine” dei Massive Attack. “Mezzanine” rientra tra i miei dieci album preferiti di tutti i tempi ma, se proprio vogliamo fare una classifica, preferisco giocarmi questa chance per mettere in ordine di (mio) gradimento gli album dei Massive Attack. E allora lo faccio subito:

#1 Mezzanine
#2 Heligoland
#3 100th Window
#4 Protection
#5 Blue Lines

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