alti e bassi di fedeltà sonora

un disco al giorno ma non mi basterebbe il tempo

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Da qualche settimana Facebook sembra una di quelle riviste mensili che si compravano una volta come Rockerilla, Rockstar o Rumore in cui si potevano trovare, pagina dopo pagina, le copertine dei dischi in uscita così perfette nel loro essere quadrate. Una sorta di profilo Instagram ante litteram in cui il bello era proprio la simmetria delle due dimensioni delle immagini pubblicate, non so se mi sono spiegato. Ma qui c’è di più. L’elevata concentrazione di post a carattere musicale che sta invadendo i nostri profili Facebook deriva da uno di quei giochini in cui si possono taggare gli amici con l’obiettivo di aggiungere a catena i partecipanti. Questa volta lo scopo è più che nobile: far passare sotto al naso dei lettori di Facebook (che oramai è una categoria come i lettori di horror o i lettori di fumetti, alla quale però nel bene o nel male apparteniamo tutti) tanta bella musica di qualità.

Il gioco consiste nella scelta di dieci dischi, uno al giorno. Dieci ellepi che hanno lasciato un segno indelebile nel nostro universo sonoro. Tra le centinaia di contatti che ho su Facebook una percentuale prossima alla totalità è costituita da gente come me che ascolta, suona, compra e divora musica e, da sempre, ne osserva il culto. Musica di nicchia, musica commerciale, musica bella, musica impegnata, musica da festa. Ne consegue che, ogni volta in cui mi sintonizzo su radio Facebook, mi passano sotto il naso decine di copertine di dischi che conosco bene, che adoro, che detesto, che possiedo, che mancano alla mia collezione di vinili. Sono stato taggato anch’io, al giochino dei dieci dischi per dieci giorni, il che significa che sono stato invitato a partecipare per dire la mia, ma ho gettato subito la spugna. Solo di David Bowie ero già arrivato a quota diciassette.

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