manca qualcosa

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I romanzi che preferisco sono quelli la cui suddivisione in capitoli è un escamotage per omettere episodi della storia preannunciati alla fine di quello precedente e poi dati come già avvenuti in quello successivo. Lo scrittore evita così di dilungarsi su parti sulle quali magari non ha le competenze per fare un lavoro come si deve. Il lettore può liberare la propria fantasia immaginando il punto mancante ma decisivo ai fini della trama. Tizia non sapeva se abbandonarsi al primo bacio di Caio e ora, a una pagina di distanza, sta già attendendo riparata da un ombrello che il loro figlio esca da scuola. Sempronia si addormenta sulle spalle del padre respirando dalla finestra l’odore dell’oceano e, nelle prime righe del capitolo dopo, condivide con il datore di lavoro la fuga del genitore quando lei era ancora bambina. Si tratta di metodi narrativi che fanno sentire gli autori onnipotenti. Con la scrittura e con le sue pause si può inventare qualunque cosa, allo stesso modo in cui la musica è fatta da suoni alternati a silenzi.

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