alti e bassi di fedeltà sonora

ecco perché l’arte è meglio dello sport

Se praticate uno sport agonistico il rischio è di perdere le partite e perdere le partite non è bello. Anche se siete semplici tifosi quando la vostra squadra del cuore soccombe o magari viene battuta in finale il rischio sofferenza e frustrazione è molto elevato. Ci sono i tifosi avversari da accettare con il loro sfottò e non è per niente facile prenderla sportivamente. Non credo che farò mai sport agonistico a meno di non aver la sicurezza di non essere sconfitto da nessuno. Poi ci sono alcune cose che non mi vanno proprio giù, a partire dal fatto che la squadra di una città dovrebbe essere composta solo da atleti nati, cresciuti e residenti nella città in questione. Altrimenti che senso ha chiamare una compagine con un riferimento geografico? Inter e Juventus sono nel giusto perché potrebbero appartenere a qualsiasi agglomerato urbano. Ma il Torino o la Roma o il Napoli o la Fiorentina? Perché non chiamarle in altri modi? Poi trovo oltremodo irrispettoso che un giocatore, dopo qualche anno, si stufi e cambi squadra o venga venduto alla società di una città lontana o addirittura di uno stato straniero. Per questo detesto il calcio e tutti gli sport in cui vince chi ha più possibilità economiche.

Il bello di darsi alle arti – qualunque tipo di arte – è che non si vince e non si perde mai. È tutto un eterno partecipare nella misura in cui un artista ha tempo, ispirazione e voglia di produrre arte. La sconfitta non è contemplata. In caso di insuccesso si può sempre chiamare in causa la responsabilità del pubblico che ha gusti di merda, non è in grado di capire, si nutre solo di arte commerciale, quello che passano la tv, i giornali, le riviste e oggi l’Internet. Se fate arte non giungerà mai il momento di appendere le scarpette al chiodo perché se praticate uno sport prima o poi subentreranno i limiti dovuti all’età, se siete artisti potete comporre ed esporre a qualunque età. Anche a novant’anni.

I genitori dei giovani artisti poi non sono così invasati quanto i genitori dei giovani atleti. Anzi a volte il fatto di avere figli che non hanno un lavoro vero gli dà fastidio e, se si trovassero sugli spalti di uno stadio metaforico, partirebbero bordate di fischi. Gli artisti poi possono darsi agli eccessi di droga, alcool e tutte le schifezze possibili e immaginabili che, mentre per uno sportivo sono controproducenti, spesso per gli artisti sono fonte di efficace ispirazione. Poi si è mai visto il caso dei tifosi di un esponente artistico menarsi con i tifosi dell’artista rivale, a parte qualche scaramuccia tra dark e metallari negli anni 80? Gli ultras del calcio, oltre a essere molto spesso nazifascisti (mentre chi pratica arte e cultura appartiene alla sinistra) vengono alle mani con una facilità che non ha confronti. E più questo genere di episodi si manifesta, più ci sono appassionati di sport che spendono e spandono in abbonamenti tv per passare il tempo incollati allo schermo a vedere persino le partite di serie C o quei pallosissimi gran premi di moto o auto. Le divisioni minori degli artisti, invece, sono i gruppi di nicchia come quelli che ascolto io. D’accordo, ammetto di spendere qualcosina in dischi in vinile, ma di certo l’arte costa molto di meno di un centravanti affermato.

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