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i know it’s over

Alle madri andrebbero dedicati blog verticali, non trovate? Mia mamma ha trent’anni giusti più di me quindi mi riesce molto semplice ricordarmi la sua età. La sento al telefono e a giorni alterni ha la voce molto provata, alcune volte si sente appena, altre fa di tutto per rischiararla per farmi preoccupare di meno. Da quando è vedova sono diventato molto più diretto con il dimostrarle il mio affetto. Tra noi non ci sono mai state tante smancerie, ma dalla morte di mio papà sento l’esigenza di dirle che mi manca perché viviamo a duecento km di distanza. Si tratta però di un messaggio che può essere facilmente frainteso. Forse mi manca la madre di quando lei era giovane e io ero un bimbo, la cura e il tipo di affetto che sono i figli per primi a trovare superfluo crescendo, l’odore del fegato che si cucinava spesso rientrando a casa dall’ufficio alle due del pomeriggio, le tante volte in cui ha acconsentito alle mie richieste e le rare volte in cui mi ha detto di no. Le Milde Sorte che le sottraevo dal pacchetto nella borsa, anche se non fumo più dal 94. La sfida è ammettere se, da adulti e genitori, si ha ancora bisogno dei propri adulti e genitori di riferimento. Non capita sempre, ma quando succede non ho paura a scriverlo non ho problemi a dirlo a lei.

Un pensiero su “i know it’s over

  1. Nemmeno io ne ho di problemi e mi chiedo se mia figlia un giorno ne avrà con me. Ora, undicenne da un giorno, inizia già quella fase preadolescenziale in cui alla mamma si deve stare un po’ lontani, soprattutto davanti agli amici. Un giorno so che tornerà

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