Spazio Pour Parler

forza panino

Mentre coprivo sulla linea S9 della Deutsche Bahn il tragitto tra l’aeroporto di Berlino e il centro, quello che sembrava il membro più silenzioso di un gruppetto di italiani in vacanza, appena sbarcato come me, ingannava i tempi morti dando vigorosi morsi a un panino avvolto nella carta stagnola ripieno di ingredienti tipicamente italiani, come italiana era la forma della michetta. Non era affatto l’ora di pranzo e probabilmente quello era l’unico rimasto di una scorta di panini per il viaggio, un accorgimento che – malgrado la scomodità – ti fa risparmiare i soldi del cibo acquistato sul posto ma che non mi capitava di vedere dai tempi delle gite scolastiche e dei pranzi al sacco. La cosa strana è che se prendi la metro a Milano raramente ti imbatti in gente che fa colazione o merenda sui mezzi. Ora non vorrei dire una sciocchezza ma forse è anche vietato, come forse è vietato in città straniere e forse anche a Berlino. Se fossi uno di quelli al governo, anche se ciò comporterebbe l’appartenenza a uno dei partiti che odio di più perché tra fascioleghisti e fasciogrillisti è una bella lotta, comunque se fossi uno di quelli al governo vieterei di consumare cibi sui mezzi pubblici. Spesso non hanno un buon profumo, o se lo hanno è comunque fuori luogo e può dare nausea a chi sta intorno. Anche vedere gente che sbrana panini di una certa consistenza, come la scena che è capitata sotto i miei occhi a Berlino, non è il massimo dello spettacolo. E già che siamo in tema di fantapolitica, un altro provvedimento che prevederei, se fossi al governo, è quello di vietare la vendita di chitarre acustiche agli italiani che soggiornano all’estero. Osservavo una compagnia di amici – sempre nello stesso viaggio – riuniti intorno al loro menestrello cantare, tra gli occhi compassionevoli dei tedeschi, un repertorio deplorevole che mi faceva venire voglia di simulare l’appartenenza a un altro stato. “Volare” interpretato con un timbro alla Pavarotti, a cui è seguita “Roma capoccia” di Venditti, canzone che non sentivo da decenni, fino a uno di quegli indistinguibili successi di Cesare Cremonini, un artista che non seguo affatto ma so che esiste perché spessissimo vedo la sua faccia alla tele. Gli italiani alla chitarra che vanno all’estero in vacanza sono altrettanto pericolosi degli italiani con i panini. Dobbiamo prendere provvedimenti prima che sia troppo tardi e ci pensi lo spread.