Spazio Pour Parler

prontuario degli errori più frequenti che si possono commettere incontrando un’adulta con un bambino al seguito

Carlotta è tutta muscoli e ha quel tipo pelle così provato dal sole che oramai mantiene la stessa gradazione indipendentemente dalla stagione in corso. Dei capelli chiari è difficile distinguere se sono biondi o bianchi e da quello è facile cadere nell’equivoco, perché il vigore con cui tiene testa alla bimba al parco giochi induce a soppesare il giudizio prima di esprimerlo per non cadere in errore. Nel dubbio è sempre meglio spararla grossa così, alla peggio, ci può scappare una bella figura da galantuomo. Carlotta sarà la mamma o la nonna? Ma dal tavolo del ristorante soprastante alla scena è facile lasciarsi andare ai giudizi più strampalati. Inviterei Carlotta e la nipotina, o la figlia, a tenermi compagnia dato che sto cenando da solo e, per di più, l’azienda che mi ha mandato in trasferta mi rimborsa le spese e così potrei anche scoprire il suo nome vero (Carlotta è una finzione narrativa, spero non vi offendiate soprattutto se vi chiamate Carlotta, avete una figlia piccola e vi capita che vi scambino per la nonna perché non siete più giovanissime ma per me non è un problema, sono nella vostra stessa barca) ma non so come i camerieri la prenderebbero. Sono italiani e passano il tempo a insultare in un dialetto molto stretto del sud i clienti tedeschi. Scusate, ho dimenticato di dirvi che vi scrivo da un ristorante in un quartiere moderno di Berlino in cui pullulano le sedi di aziende multinazionali e il ristorante italiano in questione è l’unico della zona e gode del privilegio di chi detiene un monopolio. I camerieri bestemmiano e commentano a male parole gli ignari avventori tedeschi ma io sono italiano, purtroppo. E capisco tutto, purtroppo. Poi arriva un tizio che sembra uscito dal Padrino con una bambina per mano, si accomoda a un tavolo e subito esce il gestore del locale a servirlo con un fiore in un bicchiere e altre mille smancerie. Tra loro conversano in dialetto – presumibilmente lo stesso dei camerieri – mentre entrambi alla bimba si rivolgono in tedesco. Li raggiunge una donna del posto proprio nel momento in cui gli vengono serviti due calici di prosecco, del pane tagliato a fette e del burro. Quando chiedo il conto mi viene risposto in un tripudio di menzogna che il bancomat non funziona e, pur pagando in contanti, non possono comunque rilasciarmi lo scontrino. Nel frattempo la presunta Carlotta ha preso le sue cose, sistemato la nipotina nel passeggino e si è allontanata. Torno in albergo con l’idea di spiattellare quello a cui ho assistito su Trip Advisor, non è giusto che la categoria degli italiani che lavorano all’estero sia rappresentata così male da questa famiglia di tangheri che poi, quando fanno le foto della pistola sugli spaghetti al sugo, ci offendiamo pure. Ma mi addormento però prima e il giorno dopo non riesco nemmeno a buttar giù qualche nota per comporre un post a proposito, uno di quelli che mi piacciono di più, quando metto insieme due cose che non c’entrano come puro esercizio di stile ma non sono uno che scrive di professione e, di quello che viene fuori, non mi interessa più di tanto.