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quando finisce la scuola

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Quando finisce la scuola il mondo precipita nel sottosopra, per usare un termine di moda in questi tempi di serie tv tagliate su misura per i grandi che rimpiangono il loro mondo di quando erano bambini e non aspettavano altro che la scuola finisse e, appunto, il mondo precipitasse nel sottosopra. Quando la scuola finisce chi ama circondarsi di ordine va nel panico perché le cose non sono più nel posto in cui dovrebbero stare. La giornata si rovescia, la notte si sostituisce al giorno e il buio alla luce. Quella perfetta perché ultra-rodata scansione del tempo per cui i figli si svegliano alle sei e un quarto, fanno colazione, si preparano, escono e prendono i mezzi necessari per arrivare a scuola in centro, poi rientrano e studiano fino a quando non si devono dedicare all’attività extrascolastica di pertinenza, quel sistema a prova di bug che permette alle madri e ai padri di portare a termine nel migliore dei modi, cioè senza preoccupazioni aggiuntive, la propria giornata lavorativa, questo processo ricorsivo quando finisce la scuola si infesta di variabili e va a farsi fottere. Nell’interstizio temporale tra l’ultimo giorno di scuola e la partenza per le vacanze chi come me vive sereno solo se ha tutte le cose sotto controllo è meglio faccia ricorso a un buona dose di calmante. A che ora si svegliano i ragazzi? Come trascorrono la mattina, sempre che non si sveglino dopo pranzo? Come si organizzano per il pomeriggio? Dove sono a cena? A che ora rincasano? A che ora vanno a letto? Questo mentre fa caldo e i pc in ufficio si bloccano, le camicie si pezzano, i piedi costretti in scarpe e calzini gridano vendetta, la pressione si alza, la sete non si riesce a placare, i clienti riversano su di te tutto quanto detto qui sopra, quindi il livello di sopportazione deve far fronte a un peso di stress esponenziale. La scuola l’hanno inventata per sollevare gli adulti da tutto ciò almeno nove mesi l’anno ma c’è un vizio di fondo, ed è quello per cui sarebbe perfetto non interrompere mai la scuola. Perché ogni volta in cui la scuola finisce, i bambini e i ragazzi hanno un anno di più e, nel computo globale, anche i loro genitori.